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Lippi deciso: «No al pass» Salvetti e Donati incerti «Però serve equilibrio»
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Al ristorante solo se vaccinati, o con tampone negativo, è il passaggio del modello francese che fa discutere di più, tanto che in Italia si parla già di una via alternativa con meno restrizioni sui locali. L'idea sarebbe questa: green pass sì per cinema, teatri, musei e trasporti, mentre sui bar e sui ristoranti ci sarebbe più flessibilità. Da Luca Salvetti, sindaco di Livorno, arriva una riflessione di questo tipo: «Per quanto riguarda Livorno, il green pass potrebbe essere un valido strumento per ridare vigore al turismo anche croceristico: la nostra città potrebbe di nuovo accogliere migliaia di persone che viaggiano sulle navi da crociera o che si spostano con i traghetti. Le attività come cinema e teatri, che a ottobre rischiano di dover riaprire ancora con accessi limitati, avrebbero la possibilità di riprendere le normali attività degli anni precedenti la pandemia. I bar e i ristoranti, in questo modo, potrebbero accogliere di nuovo quella fetta di clientela che adesso non hanno: resta inteso che le scelte per questo settore devono essere ben ponderate con soluzioni anche ibride, non si può correre il rischio che migliaia di operatori in questa fase di ripresa si trovino di nuovo in affanno. Certamente la scelta non è facile e la decisione finale ha necessità di un confronto attento con le categorie coinvolte. È importante evitare di andare in ordine sparso, creando pericolose difformità sui territori. Sia chiaro però che la campagna vaccinale è la nostra salvezza». Più deciso il no di Samuele Lippi, sindaco di Cecina, al green pass: «Posso capire l’utilità del green pass sugli autobus, al cinema o a teatro, ma perché al ristorante? Se ci sono le distanze, se il cameriere indossa la mascherina, se i protocolli vengono rispettati, perché chiedere anche il green pass? Detto questo, l’immunità di gregge va raggiunta. Il governo deve decidere se rendere obbligatoria o meno la vaccinazione. Serve una posizione più netta, è ipocrisia dire che “il vaccino non è obbligatorio ma senza vaccino non puoi fare questo né quello”». Per Daniele Donati, primo cittadino di Rosignano, l'ipotesi del modello francese in Italia è «un segnale opportuno da dare perché il percorso legato alla pandemia non è ancora chiuso». «Sui vari punti -–chiude – bisogna trovare un equilibrio tra le esigenze di chi ha un'attività e le esigenze sanitarie di carattere preventivo». —
G.T.
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