Il rito della colazione al bar restituisce il sorriso ai livornesi: «Era l’ora...»
Tanta gente nei locali per riassaporare il gusto di una vecchia abitudine. Dopo tanti mesi, caffé e brioche al banco: «Com’è bello ritornare alla normalità»
LIVORNO. «Un caffè, grazie». Un caffè in tazza o al vetro, due chiacchiere in tranquillità con il barista di turno, il piacere di gustarsi l'espresso come una volta. Un caffè in piedi, al bancone, come siamo abituati da sempre. L'aroma della normalità. Un rito che sembrava essersi perduto e che invece ieri mattina ha fatto di nuovo la sua comparsa. «Sì, siamo sulla strada per la normalità», dicono i titolari e i gestori dei bar della città, dal centro al lungomare. Da ieri mattina, infatti, è possibile consumare un espresso o un cappuccino, magari con una sfoglia o una brioche, direttamente al bancone del bar. Una di quelle piccole cose che ci sono mancate per settimane, per mesi. Così come sempre da ieri si è potuti tornare a pranzare e cenare all’interno dei ristoranti. Il tutto ovviamente nel rispetto del distanziamento e delle norme di protezione.
«Essere contenti per un caffè in piedi sembra una sciocchezza, invece è il ritorno alla vita di tutti i giorni - commentano baristi e bariste livornesi - da mesi veniamo rimbalzati fra zona gialla, arancione e rossa, con la conseguenza di una confusione totale su ciò che si può e non si può fare nei locali. Di certo, ci eravamo dimenticati della colazione “normale”, quella al banco. Ora mettiamo un punto a quello che abbiamo vissuto e cerchiamo di ripartire tutti insieme rispettando le regole, perché l'ultimo anno è stato tragico sotto ogni punto di vista». E rivedere la gente al bancone, che beve un espresso o tuffa la brioche nel cappuccino, è davvero «una bella sensazione».
«TUTTA UN'ALTRA COSA»
Lo storico bar Civili ha un cortile interno dove poter fare colazione in tranquillità, «ma il caffè al bancone - interviene Emiliano Saglimbene, uno dei due titolari del locale - è tutta un'altra cosa, è il simbolo dell'italiano che va al bar a fare colazione». E infatti Mauro Bianchi e la moglie Gina Turini preferiscono fare colazione al bancone, «senza quelle tazze di cartone (monouso, ndr) che non ci facevano gustare l'aroma del caffè».
«A questo punto speriamo di non tornare indietro - aggiunge Saglimbene - grazie ai vaccini stiamo andando verso la fine dell'incubo: si vede dai numeri del contagio, dall'andamento del contagio. Purtroppo nell'ultimo anno si è perso il rapporto con i clienti, ma ora contiamo di ricostruire tutto». Anche sul lungomare, nonostante il panorama e la grande disponibilità di spazi esterni da parte dei locali,ovviamente apprezzati, i livornesi hanno ritrovato la normalità del caffè al bancone. «Per mesi - dice Giada De Luca dalla Baracchina Bianca - siamo stati costretti a ripetere le stesse cose ai clienti, a ripetere di consumare l'espresso o il cappuccino all'esterno del locale per via dell'ultimo decreto. Ma ora le cose stanno tornando come una volta».
«Finalmente, è stato un anno drammatico per tutti quanti ma in particolare per coloro che hanno un locale», le parole di Linda Izzo, un caffè e una brioche integrale in mano. Insomma, il primo pensiero va ai baristi e ai ristoratori che hanno sofferto da marzo 2020 a oggi, con un po' di respiro solo durante la scorsa estate.
«UNA RINASCITA»
Il viaggio del Tirreno tra i bar della città, tra baristi che tornano a servire al bancone e clienti che tornano a bere il caffè in piedi dentro i locali, continua in centro. Anche qui si ha la bella sensazione di un avvicinamento alla normalità: le mascherine fanno capire che il pericolo non è ancora passato , ma il peggio sembra essere superato. O così almeno si spera. «Prendere qualcosa al bar era diventato stressante, ora vediamo la gente più serena», raccontano Paolo Lenzi, Cesare Pennacchiotti e Piero Lenzi dal bar 4 Mori, mentre un cliente affezionato come Valerio Iacomelli sta mangiando un pezzo dolce in attesa di buttare giù il macchiatone. «Davvero una bellissima sensazione - dice Iacomelli - io amo fare colazione al bar, a volte esco di casa solo per questo. Guardi, forse è la cosa che mi è mancata di più nell'ultimo periodo». Lungo via Grande c'è poi una sfilza di bar che, nonostante la crisi del commercio e lo stato di degrado e abbandono del centro cittadino, stanno cercando di resistere. E un caffè al bancone è come una rinascita. Lo sanno bene Annamaria De Sanctis e Vasilica Pavel, che nel febbraio 2020 - sì, un mese prima del lockdown - hanno preso in gestione lo storico Dollino e ora possono davvero cominciare a lavorare. «Fin qui siamo sopravvissute grazie al delivery - raccontano - non è stato facile, ma abbiamo cercato di fare il massimo e ora eccoci qua». E l'aroma dell'espresso di Annamaria si vede anche nel sorriso di Cristina D'Elia, tornata al bancone – dopo mesi di asporto – per guastarsi un caffè. «Che bello».
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