Il Tirreno

Livorno

La strage di Capaci diventa un rap, così gli studenti livornesi non dimenticano

Simone Fulciniti
La strage di Capaci diventa un rap, così gli studenti livornesi non dimenticano

In piazza Garibaldi la cerimonia di presentazione dei video realizzati dagli alunni di cinquei scuole suoperiori per ricordare tutte le vittime del 23 maggio 1992

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LIVORNO. Cinque video, realizzati da ragazzi di altrettanti istituti superiori di Livorno, sono stati i protagonisti dell’iniziativa #Sceglilastradagiusta. Un progetto realizzato dalla Questura e dall’ufficio scolastico livornese, in memoria dei 29 anni dalla strage di Capaci.

Era il 23 maggio 1992 quando il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro persero la vita sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, per un attentato dinamitardo di stampo mafioso. Una data che, insieme a quella del 19 luglio dello stesso anno, quando fu assassinato l’altro giudice Paolo Borsellino, in via D’Amelio a Palermo, e con lui cinque agenti di scorta, segna un passaggio epocale.

Perché quella che sembrava essere la fine, divenne l’inizio di un periodo di lotta ancora più decisa contro l’illegalità e la criminalità organizzata. piazza Garibaldi, con un palcoscenico appositamente realizzato, provvisto di numerosi schermi televisivi, ospita l’evento, molto partecipato da istituzioni e rappresentanti delle forze dell’ordine. Una scelta non casuale. Prima del momento clou, quello dedicato ai lavori dei giovani (sistemati nelle prime file, davanti alle autorità), al microfono si alternano i vari interventi: cominciano il vescovo, monsignor Simone Giusti, e il prefetto Paolo D’Attilio. Poi è la volta del questore Roberto Massucci, principale motore dell’iniziativa. «L’evento di oggi – dice – non è solo celebrazione, ma la sintesi di un lavoro fatto dagli studenti per la ricostruzione dei valori. Che significano speranza per il futuro». Parlano, tra gli altri, anche il provveditore Andrea Simonetti, i comandanti Massimiliano Sole (carabinieri), Gaetano Cutarelli (finanza), e Annalisa Maritan (municipale).

Il cammino per arrivare ai cinque video è stato attento e articolato. Il percorso si è avviato con una videoconferenza esplicativa del questore alla quale hanno partecipato i dirigenti scolastici. Presente anche la madrina d’eccezione, la signora Tina Montinaro, moglie dell’agente Antonio. Poi c’è stata una fase di formazione dove i docenti hanno fornito ai ragazzi le basi, illustrando la storia dell’organizzazione mafiosa, e le varie tappe che hanno portato al quel disgraziato 1992.

Gli studenti hanno quindi interagito per ulteriori delucidazioni coi parenti delle vittime di Capaci: Alfredo Morvillo, Rosaria Costa e Alba Terrasi. A quel punto, con le spalle più larghe rispetto all’argomento, si sono messi al lavoro scrivendo i brani da interpretare, in modalità rap, supportati dall’esperta Martina Salsedo. Infine è arrivato l’atteso momento del “ciak”, con il regista Francesco De Martino. Le riprese sono state effettuate all’interno dei vari istituti: il liceo Fermi di Cecina, che ha adottato come personaggio il giudice Falcone. Il Vespucci Colombo di Livorno, che ha promosso un lavoro su Dicillo. Il Niccolini Palli, ha scelto di concentrarsi su Montinaro. L’Istituto Cerboni di Portoferraio, ha ricordato Morvillo, ed infine il liceo Enriques, ha omaggiato Schifani, anche con un bel ritratto inserito all’interno del clip. I lavori risultano interessanti, piacevoli, il tanto impegno, emoziona l’intera platea. «Una grande esperienza – commenta Leonardo Giachetti, studente del liceo scientifico Enriques-. Ed è importante che noi giovani siamo consapevoli del significato della parola “mafia”, essendo gli abitanti dell’Italia del futuro. All’inizio c’era scetticismo. Quando ci hanno detto di fare un Rap ci pareva azzardato, leggero. Poi ci siamo messi a scrivere il testo, e catapultati dentro la situazione, ci siamo accorti che si trattava di un progetto interessante». In chiusura parla sindaco, Luca Salvetti. «Una forza evocativa che i ragazzi ci hanno consegnato attraverso una forma espressiva forte e bella. Riempie il mio cuore e quello della città di Livorno». —

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