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Livorno

ardenza in lutto 

Si è spento a 79 anni Umberto Canessa «Ironico e generoso»

Don Paolo Razzauti
Si è spento a 79 anni Umberto Canessa «Ironico e generoso»

Al lavoro fra assicurazioni, Cna e servizi finanziari Il talento nel raccontare storie. Oggi alle 16,15 i funerali

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livorno. A meno di un mese da quando avrebbe spento 79 candeline sulla torta di compleanno, si è fermato per sempre il cuore di Umberto Canessa: l’ha fatto proprio il 5 maggio, lo stesso giorno di Napoleone Bonaparte, lui che aveva scelto di sposarsi il 14 luglio, nell’anniversario della data-cult della rivoluzione francese, come raccontano i familiari per ricordarne l’ironia british.

Quel “sì” l’aveva detto insieme a Gabriella Guidi, che per lunghi anni è stata responsabile dell’ufficio stampa del Comune di Livorno ma anche vicepresidente regionale dell’Ordine dei giornalisti.

Oltre a lei, Umberto Canessa – che da molto tempo abitava nel quartiere di Ardenza – l ascia la figlia Elisa e il suo compagno Federico Dimitri, fondatori di una compagnia teatrale, e la piccola Irma. A loro si aggiunga il cugino Paolo, magistrato fiorentino, al quale era molto legato.

Oggi alle 16,15 alla camera mortuaria l’ultimo abbraccio da parte di chi gli ha voluto bene: la stanza mortuaria sarà aperta mezz’ora prima.

Era malato da tempo dopo una pancreatite che l’aveva colpito quasi quarant’anni fa. Ma le difficoltà di salute non gli avevano sottratto quella carica di positività, quella forza della mitezza e quella generosità senza tornaconti che aveva sperimentato chi l’aveva conosciuto in una delle sue molte dimensioni: aveva lavorato nelle assicurazioni, poi era stato funzionario dell’organizzazione degli artigiani Cna, quindi si era messo in proprio con una attività nel settore finanziario. Al tempo stesso aveva coltivato fra le tanti passioni soprattutto quelle per la pittura e per la scrittura, oltre al gran talento da cuoco.

Era sempre stato un gran narratore di storie: e se quando la figlia era piccola si inventava lunghe storie realizzate sulle strisce di carta, adesso con la pandemia si era messo a farne un libro a circolazione limitata al circuito di familiari e amici. Storie raccontate con quel sorriso disincantato così speciale e così livornese.

«Questi episodi, come alcuni dei personaggi che ne sono protagonisti, costituiscono per me una sorta di universo “mitico” dal quale, fin da bambina, sono sempre stata estremamente affascinata», scriveva la figlia Elisa presentando quel libro “familiare”. «Per anni ho chiesto a mio padre – sottolineava – di raccoglierli tutti, di metterli giù nero su bianco. Perché io, quando sarò anziana come è lui adesso, non sarò così brava a raccontarli. C'è voluta una pandemia mondiale ma alla fine mi ha dato retta».

«Aveva il coraggio della mitezza ma anche della pazienza, – dice la moglie Gabriella – e una grande forza di volontà nel voler sempre guardare avanti. Fino a tre giorni fa faceva ancora progetti e parlava con i verbi declinati al futuro: “vedremo”, “faremo”. Voglio ringraziare con tutto il cuore il reparto di nefrologia e dialisi perché sono stati veramente straordinari: ho visto una carica di umanità che credo rara». —

Mauro Zucchelli

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