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Livorno

Francesco Bruni al cinema 4 Mori con “Cosa sarà”: «Torno a casa, ecco perché sarà bellissimo»

Cristiana Grasso
Francesco Bruni al cinema 4 Mori con “Cosa sarà”: «Torno a casa, ecco perché sarà bellissimo»

Proiezioni speciali per festeggiare la riapertura delle sale con il regista livornese che giovedì 6 maggio e venerdì 7 sarà in mezzo al pubblico per assistere al suo film

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LIVORNO.Proiezioni evento giovedì 6 maggio e venerdì 7 (orario 16. 30 e 19.15) al cinema 4 Mori con il film di Francesco Bruni “Cosa sarà” e già molti dei biglietti disponibili andati a ruba appena si è sparsa la voce che a questa post-prima avrebbe partecipato il regista e sceneggiatore livornese. Che infatti si tufferà in mezzo al pubblico durante le proiezioni di questo travagliato (causa covid) quanto amato e apprezzato suo ultimo film. Bruni - che domani assisterà a tutte e due le proiezioni in sala mentre venerdì ci sarà solo per salutare alla fine della visione pomeridiana e introdurre il film della sera - questa rimpatriata livornese l’ha annunciata anche sui social ed è stato subito un fiume di commenti entusiasti. Tutti pazzi per lui e per il film interpretato da Kim Rossi Stuart che nelle sale, prima delle chiusure causa covid di fine ottobre, nella sua uscita lampo ha subito acciuffato il record di presenze in tutta Italia. Il film poi è sbarcato sulle piattaforme in straming a pagamento ma questo di domani e venerdì ai 4 Mori è un po’ un nuovo debutto soprattutto perché Bruni ci tiene molto ad accompagnare il suo lavoro nella sua città. E anche a dedicare all’attrezzista livornese Luca Bertoncini, recentemente scomparso, questo evento.

“Cosa sarà”, che racconta di malattia in modo lieve e originale, è stato girato e ambientato in gran parte a Livorno, così come livornese è una porzione della troupe, ed è ispirato all’esperienza dello stesso Bruni che ha vissuto in prima persona un percorso simile a quello del protagonista, tra scoramento e autoironia, disperazione e speranza. Con la toccante interpretazione di Kim Rossi Stuart nei panni di Bruno Salvati, regista di commedie, in crisi con la moglie e con il lavoro, con due figli adolescenti che scopre di essere ammalato di mielodisplasia. A quel punto tutto si capovolge, cambiano le prospettive, occorre un donatore di midollo da cui trarre le cellule staminali per salvarsi. E mentre il mondo continua a girare per Bruno la vita cambia radicalmente.

Sarà nella sua città a presentare “Cosa sarà” a Livorno a pochi giorni dalla riapertura delle sale. Emozionato?

«Sono felice di questa occasione. Sarà anche la prima volta che vedrò il film insieme a un pubblico vero, quindi rimarrò anche durante la proiezione per sentire le reazioni, la vicinanza con gli spettatori mi è mancata molto. ».

La sala dei 4 Mori si annuncia piena, nei limiti del distanziamento, per tutte le due giornate. Questo nonostante in molti abbiamo già visto il film.

«Questo è successo anche con gli altri miei film. Mi sembra che si creai un legame affettivo con questi film, con i loro personaggi, la gente ha voglia di rivederli un po’ come se fossero degli amici. È successo con “Scialla”, con “Tutto quello che vuoi”... Sta succedendo anche con questo film. Poi magari ci sono livelli di lettura che arrivano alle seconde, terze visioni ed è anche per questo che viene voglia di rivedere un film».

Si è parlato di film autobiografico perché il protagonista si ammala della sua stessa patologia. Ma quanto poi ha preso piede la fantasia?

«Ho deciso di fare il film quando proprio ho deciso che dovevo allontanarmi dalla mia esperienza sanitaria e cominciare a inventare. La mia esperienza sanitaria poi è stata abbastanza lineare, ho trovato il donatore, mio fratello, ho solo dovuto aspettare i tempi tecnici per fare trapianto. Comunque girare questo film è stato commovente e liberatorio, terapeutico, mi sono rivisto nel protagonista e nei suoi familiari».

I suoi post sui social entusiasmano i livornesi che le sono affezionati e lo dimostra l’interesse per i suoi film che si registra in città. A Livorno torna molto spesso, qui ha girato anche buona parte di questo film. Perché è rimasto così legato alla sua città?

«Il cordone ombelicale credevo di avero strappato venendo a Roma, un cambiamento importante e necessario per intraprendere questa professione. Poi con il passare degli anni ho cominciato a sentire sempre di più l’importanza del rapporto con Livorno, c’è mia madre, c’era mio padre, c’è mio fratello con i suoi figli. E poi perché c’è una dimensione di vita più umana, rilassante, rispetto a quella che vivo a Roma».

Da pochi giorni le sale cinematografiche hanno riaperto anche a Livorno e gli spettatori non sono mancati. Come vede i suoi concittadini nei panni di cinefili?

«Spero che la mancanza abbia fatto crescere nei livornesi la voglia di andare al cinema e che le sale possano tornare a fiorire. Storicamente non mi sembra che i livornesi abbiano grande attenzione verso il cinema d’autore, di qualità e non commerciale. La spinta del ritorno potrebbe essere un’occasione per scoprire anche un altro tipo di cinema». —

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