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Livorno

Moby Prince, passo in avanti per l’inchiesta bis con la commissione della Camera

Il relitto del Moby Prince
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Il relitto del Moby Prince

Manca solo il sì dell’aula di Montecitorio all'iniziativa di Romano, Berti e Potenti . I familiari delle vittime: «Non ci sentiamo più soli, ora qualcosa si sta muovendo»

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LIVORNO. «Un altro passo avanti per la verità sul Moby Prince: la commissione trasporti di Montecitorio dà via libera alla nuova commissione d’inchiesta. Ora acceleriamo il voto finale in aula: dopo 30 anni, non possiamo più perdere neanche un giorno». È il post di Andrea Romano, parlamentare Pd livornese, ad annunciare un passo in avanti decisivo verso il decollo di un organismo che possa continuare il prezioso lavoro della commissione del Senato: ora c’è da «far seguire l’approvazione definitiva del provvedimento in aula».

Per far luce sulla sciagura che nel ’91 ha visto morire 140 marittimi e passeggeri sul traghetto Livorno-Olbia, il Partito democratico chiederà al presidente della Camera Roberto Fico di «anticipare la calendarizzazione in aula del provvedimento, attualmente prevista per giugno». Per Romano, però, «è possibile discutere e approvare già nel mese di maggio raccogliendo così l’alto e pressante invito venuto dal Presidente della Repubblica».

L’iniziativa è il frutto della volontà convergente non solo dell’esponente dem (che ha visto già a dicembre la propria proposta di legge firmata anche dalla neocapogruppo Debora Serracchiani) ma anche di altri due parlamentari livornesi di altri schieramenti: si tratta di Francesco Berti dei Cinque Stelle e di Manfredi Potenti della Lega.

«Troppi i depistaggi, le bugie, le informazioni non condivise», così si era espresso l’esponente M5s nei giorni scorsi dando conto sulla propria pagina Facebook dell’iniziativa in vista del varo della nuova commissione. «Le associazioni dei familiari “10 aprile” e “io sono 141” – queste le parole di Berti – non hanno mai smesso di lottare e questo deve responsabilizzare tutti: politica, strutture amministrative civili, militari, magistratura e organi di informazione hanno il dovere di continuare a cercare la verità».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Potenti: «Mi sono speso per illustrare ai colleghi quanto sia necessaria ed attesa la prosecuzione di una indagine parlamentare sulle circostanze emerse dalla relazione della commissione di inchiesta del Senato»

Le associazioni dei familiari delle vittime, per bocca di Luchino Chessa (10 Aprile) e Nicola Rosetti (140), plaudono al fatto che i proponenti delle tre proposte di legge «avevano preso la decisione di arrivare con un testo unico e così è stato: è stata una scelta importante che va oltre ogni steccato ideologico, una scelta di grande sensibilità, che è stata spinta dalla voglia di verità e di giustizia».

Chessa e Rosetti l’avevano già detto in occasione del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della ministra della giustizia Marta Cartabia in occasione del trentennale del disastro, pochi giorni fa: «Ci sentiamo meno soli, le istituzioni e la politica sono sempre di più al nostro fianco». Lo ripetono mandando un plauso «al presidente Sergio Mattarella, al presidente della Camera, Roberto Fico, che hanno chiesto con forza di far luce su una strage che aspetta da anni la verità». Grazie a Cartabia, per le sue «parole di forte sostegno ai magistrati di Livorno, Ettore Squillace Greco e Sabrina Carmazzi, che stanno indagando alla luce delle conclusioni della precedente commissione parlamentare».

Le due associazioni lo ribadiscono esprimendo fiducia che «la legge di istituzione della commissione arrivi quanto prima in aula», sia «approvata all'unanimità» e si metta all’opera «da subito sugli aspetti ancora oscuri della strage». Ma è un elogio che non fa velo all’amarezza per l’altra faccia che le istituzioni hanno mostrato ancora pochi mesi fa, quando – ricordano gli esponenti delle due associazioni - la causa civile intentata dai familiari delle vittime presso la sezione civile del tribunale di Firenze è stata «respinta», anche in virtù di «una richiesta dell'Avvocatura dello Stato». È stata messa in campo, spiegano Chessa e Rosetti, la giustificazione che «gli atti della commissione parlamentare hanno valenza unicamente politica»: però «non è così e speriamo che sia questo l'ultimo cortocircuito dello Stato». —

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