«Alle 3 sono salito sul Moby»
Dal rimorchiatore, armato solo di una scala e una tuta antipioggia
LIVORNO. Altro che inaccessibile: qualcuno a bordo del Moby Prince è salito alle tre di notte. Senza far tante storie né atteggiarsi a eroe. Lui si chiama Giovanni Veneruso, al lavoro sul rimorchiatore Tito II della famiglia Neri: il Moby lo conosceva bene perché a bordo aveva lavorato fino a poco tempo prima (e su quel traghetto «avevo un sacco di amici, quella sera fino alle 20, 30 sono stato sul Moby Prince»).
Di fronte alla commissione d’inchiesta del Senato ricorda che lui e i suoi colleghi quella notte guardano a pelo d’acqua perché c’è un gran fumo ed è difficile scorgere eventuali naufraghi in acqua, al tempo stesso si prova «per un po’di tempo a spegnere l’incendio perché c’erano ancora fiamme», mentre il rogo fa esplodere l’altro «i fusti del deposito di vernici».
«Dopo qualche oretta abbiamo visto che dal lato di poppa, sulla dritta, c’era la possibilità» di farcela a salire, racconta Veneruso. «Dall’estrema poppa del ponte lance del rimorchiatore – spiega – abbiamo messo una scala d’alluminio e sono riuscito a salire a bordo». Prima di mettere il cavo alla bitta per rimorchiare il relitto, si allontana un po’«per vedere se c’era qualcuno: ma dov’è apparsa la morte ci si rende conto e li era tutto bruciato». Sono le tre di notte o poco più, tutti gli altri sono altrove o perché pensano che la petroliera sia il pericolo maggiore o perché hanno già deciso che sul traghetto sono tutti morti. È la tesi che sposerà il ministro Carlo Vizzini la mattina seguente sulle banchine.
Il corpo di Antonio Rodi carbonizzato dal calore delle lamiere dice che sul traghetto c’era stata l’apocalisse. Ma non ovunque: Veneruso era a bordo nel cuore della notte semplicemente con «una tuta antipioggia» (sono gli altri commissari a ricordargli che «non era dotato né di maschere né di guanti né di alcun tipo di indumento ignifugo»). Lui poi dirà che «ho rinunciato ad andare a vedere perché conoscevo la nave: c’era poco da fare, era tutto bruciato». Ma aggiungendo: «A poppa calore non ce n’era». Parola di chi su quella nave è salito: gli altri lo hanno immaginato, stimato, dedotto, ipotizzato. Lui c’è stato.–
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