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Livorno

In dodici al mercato Centrale di Livorno riaprono i battenti: «Studiate il decreto, abbiamo ragione noi»

Stefano Taglione
Uno dei banchi che ha riaperto i battenti (foto Marzi)
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Uno dei banchi che ha riaperto i battenti (foto Marzi)

Sono i banchi dell’allegato 23, quello delle attività essenziali: «Non siamo ambulanti, quindi nessuno può farci chiudere»

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LIVORNO. Hanno riaperto perché ritengono di rispettare il decreto del Governo. «Studiatelo, abbiamo ragione noi. Le attività ricomprese nell’allegato 23, quello che elenca le attività essenziali come i negozi di abbigliamento per bambini, qui in via Buontalenti possono rimanere aperte. Non siamo ambulanti, ma stanziali. In altre regioni d’Italia è un problema che nemmeno si pone».

È un fiume in piena Simone Toschi, il presidente del consorzio “Piazza Buontalenti”, che rappresenta i commercianti del mercato cittadino: «Fra di noi c’è gente che se pranza, non ha i soldi per cenare. Se rimaniamo chiusi, scoppia la guerra civile. Siamo esasperati: dopo quattro mesi di chiusura forzata durante la prima quarantena, ora ci dicono di abbassare di nuovo le serrande? No: questo non è un “lockdown”. Tutti sono in giro, non ci vengano a raccontare barzellette. Noi rimaniamo aperti non per protesta, semplicemente perché il decreto è chiaro e ci consente di lavorare».

Ieri, all’apertura, a parlare con i responsabili si è presentato anche il sindaco Luca Salvetti, l’assessore al commercio Rocco Garufo e la comandante della municipale, Annalisa Maritan. Gli agenti, per prendere atto della situazione, hanno annotato le attività aperte, 12 quelle ricomprese nell’allegato 23 su cui, fino a ieri, c’erano dubbi sulla possibile apertura: «Io ho tre attività – dice Toschi – due le ho chiuse, ma il banco di abbigliamento intimo è aperto. Perché? Perché posso. Che poi mi devono spiegare una cosa: dentro il Mercato centrale, dove ci sono un sacco di persone e le attività alimentari, il Covid non c’è? Qui siamo all’aria aperta ed è più sicuro. Non è una questione di contagio, semplicemente di applicazione delle norme. Noi abbiamo ragione, tanto che in Emilia già altre amministrazioni si sono attivate comunicando il permesso di poter aprire a determinate attività come le nostre».

Al momento i vigili non avrebbero fatto sanzioni: «Non credo le faranno, almeno ci spero – continua Toschi – anche perché dal Comune sono stati molto gentili e la loro intenzione non è quella di vessarci. Li ringraziamo per la comprensione, perché ci hanno spiegato il decreto. Noi lo abbiamo studiato e siccome non è chiaro, pensiamo che si possa interpretare nel modo corretto in cui lo abbiamo inteso noi. Possiamo lavorare».

Una questione di sopravvivenza per gli imprenditori: «Abbiamo sofferto tanto durante la quarantena, siamo più poveri – conclude Toschi – e non ne possiamo più. Se dobbiamo stare chiusi, dovremmo tenere le magliette a maniche corte per un altro anno in magazzino? Già è successo l’anno scorso, ma lo capivamo: anzi, proprio per la situazione abbiamo chiuso addirittura due giorni prima del decreto di Conte. Stavolta invece proprio non capiamo perché noi dobbiamo stare a casa mentre in giro, soprattutto sul lungomare, ci sono continui assembramenti di persone che neanche al mercato, nelle ore di punta, si vedono...». —

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