In dodici al mercato Centrale di Livorno riaprono i battenti: «Studiate il decreto, abbiamo ragione noi»
Sono i banchi dell’allegato 23, quello delle attività essenziali: «Non siamo ambulanti, quindi nessuno può farci chiudere»
LIVORNO. Hanno riaperto perché ritengono di rispettare il decreto del Governo. «Studiatelo, abbiamo ragione noi. Le attività ricomprese nell’allegato 23, quello che elenca le attività essenziali come i negozi di abbigliamento per bambini, qui in via Buontalenti possono rimanere aperte. Non siamo ambulanti, ma stanziali. In altre regioni d’Italia è un problema che nemmeno si pone».
È un fiume in piena Simone Toschi, il presidente del consorzio “Piazza Buontalenti”, che rappresenta i commercianti del mercato cittadino: «Fra di noi c’è gente che se pranza, non ha i soldi per cenare. Se rimaniamo chiusi, scoppia la guerra civile. Siamo esasperati: dopo quattro mesi di chiusura forzata durante la prima quarantena, ora ci dicono di abbassare di nuovo le serrande? No: questo non è un “lockdown”. Tutti sono in giro, non ci vengano a raccontare barzellette. Noi rimaniamo aperti non per protesta, semplicemente perché il decreto è chiaro e ci consente di lavorare».
Ieri, all’apertura, a parlare con i responsabili si è presentato anche il sindaco Luca Salvetti, l’assessore al commercio Rocco Garufo e la comandante della municipale, Annalisa Maritan. Gli agenti, per prendere atto della situazione, hanno annotato le attività aperte, 12 quelle ricomprese nell’allegato 23 su cui, fino a ieri, c’erano dubbi sulla possibile apertura: «Io ho tre attività – dice Toschi – due le ho chiuse, ma il banco di abbigliamento intimo è aperto. Perché? Perché posso. Che poi mi devono spiegare una cosa: dentro il Mercato centrale, dove ci sono un sacco di persone e le attività alimentari, il Covid non c’è? Qui siamo all’aria aperta ed è più sicuro. Non è una questione di contagio, semplicemente di applicazione delle norme. Noi abbiamo ragione, tanto che in Emilia già altre amministrazioni si sono attivate comunicando il permesso di poter aprire a determinate attività come le nostre».
Al momento i vigili non avrebbero fatto sanzioni: «Non credo le faranno, almeno ci spero – continua Toschi – anche perché dal Comune sono stati molto gentili e la loro intenzione non è quella di vessarci. Li ringraziamo per la comprensione, perché ci hanno spiegato il decreto. Noi lo abbiamo studiato e siccome non è chiaro, pensiamo che si possa interpretare nel modo corretto in cui lo abbiamo inteso noi. Possiamo lavorare».
Una questione di sopravvivenza per gli imprenditori: «Abbiamo sofferto tanto durante la quarantena, siamo più poveri – conclude Toschi – e non ne possiamo più. Se dobbiamo stare chiusi, dovremmo tenere le magliette a maniche corte per un altro anno in magazzino? Già è successo l’anno scorso, ma lo capivamo: anzi, proprio per la situazione abbiamo chiuso addirittura due giorni prima del decreto di Conte. Stavolta invece proprio non capiamo perché noi dobbiamo stare a casa mentre in giro, soprattutto sul lungomare, ci sono continui assembramenti di persone che neanche al mercato, nelle ore di punta, si vedono...». —
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