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Livorno

SALVINI HA BENEDETTO LA MAXI-DARSENA 

Così il Comune di Pisa punta a ottenere le compensazioni

Mauro Zucchelli
Così il Comune di Pisa punta a ottenere le compensazioni

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Mauro Zucchelli

livorno. Pisa dà battaglia sulla Darsena Europa, e non potrebbe essere altrimenti: è l’elettorato del litorale a far diventare sindaco il leghista Michele Conti e il mondo balneare teme l’impatto che l’espansione del porto di Livorno può avere. Ma c’è un “ma”: il leader del Carroccio Matteo Salvini neanche un mese fa in visita al porto di Livorno ha fatto della Darsena Europa l’emblema della grande opera pubblica da sbloccare a tutti i costi, “auto-invitandosi” a Palazzo Rosciano per offrire l’impegno di ministri e sottosegretari leghisti (a cominciare da Vanna Gavia all’ambiente). Ovvio che i margini di manovra per il sindaco leghista pisano si siano ristretti parecchio, benché il centrodestra livornese lo difenda a spada tratta perché tutela gli interessi dei suoi cittadini.

Ecco che in questi giorni la giunta pisana mette sul tavolo lo studio relativo agli effetti sulla costa: curiosamente definito indipendente nonostante sia commissionato da un soggetto che la propria posizione l’ha espressa in tutte le salse. È indipendente tutt’al più quanto gli studi commissionati dall’Authority a varie realtà tecnico-scientifiche pubbliche secondo quel che prevede l’iter del progetto dal punto di vista ambientale.

Ma allora a cosa serve? Potrebbe essere utile pensare a utilizzare i sedimenti dragati dalla maxi-Darsena come ripascimento sommerso a difesa del litorale pisano. Più probabilmente, si tratta di lamentare un danno e rivendicare compensazioni. L’aveva fatto già la giunta pisana di sinistra al tempo dell’offshore Olt: per compensazione ha ottenuto un canale da cinque milioni di euro.

Il problema è che a nord e a sud dello Scolmatore ci sono due modelli di sviluppo basato l’uno sul parco e le spiagge mentre l’altro sul porto e il petrolchimico: ma finora Livorno e Pisa hanno badato solo a darsi sberle e gomitate. Sacrosante la foce armata dello Scolmatore per evitare che Pisa finisca sott’acqua per una alluvione, non è escluso però che proprio il maggior flusso in uscita abbia causato i problemi della cozza inquinata che hanno frenato l’iter della deperimetrazione delle aree della futura maxi-Darsena: lo Scolmatore non è acqua di fonte, e nell’alluvione del 2017 chissà dov’è finita se non lì la melma uscita dal petrolchimico allagato per giorni.

Già adesso l’allucinante mix di “porte vinciane” e ponti levatoi sopra il canale fra Scolmatore e Darsena Toscana può isolare, se aperti, il “cuore” del porto da qualsiasi ambulanza o mezzo d’emergenza. Impossibile che con la futura maxi-Darsena possa rimanere qualcosa del genere che ostacola l’andirivieni dei treni dalle banchine. La soluzione c’è e sta in un progetto di riassetto sul quale lavora l’Authority da tempo: l’arretramento del ponte del Calambrone all’altezza di Toscopetrol così che la cantieristica pisana possa far uscire in mare dalla foce dello Scolmatore i propri yacht. Certo, finché ci si balocca con l’idea di creare una Port Authority in una città come Pisa che non ha porto… —

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