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Livorno

Niccolò Manetti lo studente livornese che fotografa il degrado per farlo rivivere

Niccolò Manetti lo studente livornese che fotografa il degrado per farlo rivivere

L' esploratore urbano in giro tra Livorno e provincia, passando per il Gabbro e i comuni pisani

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I suoi sono scatti narranti. Li osservi: qualcuno racconta. Altri gridano vendetta. Sono tristemente bellissimi. Raccontano, per esempio, della storia in declino della bellissima Villa Mirabella al Gabbro che da 37 anni il Comune sta cercando - senza riuscirci - di recuperare.

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Denunciano lo spreco e il degrado di Villa Rodocanacchi, quella ex sede dell’Asl chiusa ai livornesi da anni ormai, in preda alle scorribande di vandali e bruti che ne hanno sfasciato anche gli interni.

E ancora quelle foto fanno ammirare patrimoni, in alcuni casi ormai purtroppo andati perduti come Villa Maurogordato e la sua spettacolare serra in ghisa realizzata dai fratelli Gambaro nel 1871 disegnata da Carlo Ulivieri di Ardenza, forse ispirandosi alle serre di villa Demidoff a Firenze. Da Livorno e la sua provincia, fino ad arrivare ad esplorare i comuni del Pisano e oltre i confini toscani: ad accendere la luce su capolavori abbandonati, ville, palazzi, capannoni, ex chiese é Niccolò Manetti.

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Diciotto anni (quasi 19 tra un paio di settimane), appassionato di trekking e alpinismo lo studente all’ultimo anno del liceo Cecioni è un esploratore urbano. Con tanto di pagina Instagram ad hoc e canale YouTube seguitissimo che si chiama “Lost lands-urbex”.

«Tutto nasce qualche anno fa, per gioco esplorammo l'ex sanatorio di Villa Corridi, e da lì è nato tutto. Prima gli edifici di Livorno, poi della provincia, sino ad arrivare fuori regione, in Emilia Romagna e anche all'estero», racconta con l’entusiasmo negli occhi.

Le sue “armi”? Macchina fotografica di ultima generazione, torcia, amuchina e tanta voglia di scoprire. Una, dieci, centomila storie.

Perché Niccolò Manetti, mostrando questi suggestivi luoghi nascosti e dimenticati, regala grandi emozioni. E lo fa - è importante ricordarlo- sempre rispettandone la memoria.

E non rivelando mai dove si trovano questi luoghi: l’unico strappo alla regola si fa con i posti ormai noti.

«Il nostro motto è, prendi scatti e non lasciare altro che impronte, perché l'esploratore non vandalizza o distrugge i luoghi, come in tanti fanno, ma tramite le fotografie, fanno rivivere quel posto, riportandolo in un certo senso alla luce. A parte i luoghi già noti praticamente a tutti, gli altri posti che esploro rimangono top secret per preservarli dai vandali».

Guardare, quindi, Ma ancora prima studiare la storia di quel che si visita. Un esempio è la ricerca storica fatta prima di visitare, ad esempio, Villa Giuli, a Lorenzana: «È un edificio di metà ' 500 dal grande valore artistico, al suo interno ci sono ancora numerosi affreschi, che con il passare del tempo, stanno lentamente crollando». Stessa cosa per la fattoria di Postignano a Fauglia.

Questa villa, insieme a tante altri contesti visitati dall’urbex Manetti come lo spettrale e spettacolare ex manicomio di Volterra, villa dei Rovi a Pescia, Palazzo d’Oro nel Senese, costituiscono uno dei tanti tasselli della cultura italiana, cultura che va preservata, non abbandonata.

«Preferisco esplorare massimo in due persone, mantiene quell'atmosfera particolare di tensione e mistero - e continua - Il mio obiettivo è quello di far rivivere questi luoghi attraverso i miei scatti e i miei video».

Raccontare il degrado di tutto ciò che un tempo era. E che oggi è in disuso. Per farlo rivere. «Sensibilizzare le istituzioni affinché si possa ridare una vita a questi luoghi è il fine di quello che faccio».

Fa riferimento ad un paio di situazioni tutte livornesi, tipo la ex sede Asl di villa Rodocanacchi. «Vista l’attuale situazione di emergenza sanitaria potrebbe essere riaperta per essere riutilizzata e valorizzata. E poi parliamo tanto di carenza di spazi adeguati per le scuole superiori: anche questa villa potrebbe essere usata. Fa parte del nostro patrimonio pubblico: almeno se ne potrebbe parlare».

Anche l’abbandono totale nel quale è stata lasciata villa Maurogordato di proprietà della Provincia fa stringere il cuore. «Se recuperata accrescere nettamente il valore culturale della città - e scatta un plauso all’associazione Reset - Per non parlare delle Terme del corallo, che, grazie a Reset, stanno pian piano rivedendo la luce».

Paura di denunce? Con quale stato d’animo si entra in una situazione “vietata” oppure abbandonata? «Ogni esploratore urbano dovrebbe conoscere a dovere la legge - spiega ancora Manetti - . Ci sono tantissimi articoli che ci tutelano da queste cose. Per esempio, per entrare in un edificio in stato di abbandono, non bisogna forzare assolutamente niente, se la porta è aperta, dopo aver valutato attentamente l'abbandono dell'immobile, si può provare ad entrare. La miglior cosa resta sempre chiedere i permessi prima dell'esplorazione».

E prosegue: «Tra vandalo e esploratore c'è un abisso, purtroppo abbiamo avuto casi di edifici completamente devastati da questo tipo di persone. Quando certe cose accadono, è veramente triste, fa capire quanto questi luoghi siano vulnerabili e quanto dobbiamo impegnarci, per preservarli e proteggerli dai vandali».

Non mancano gli aneddoti. «Una volta, in un edificio, trovammo un cinghialotto che dormiva in una stanza, inutile dire che la fuga è stata elettrizzante tanto quanto la scoperta».

E arriva l’aneddoto da dimenticare: «A volte alcuni edifici vengono occupati da malintenzionati, che non si fanno problemi a aggredire chi si avvicina con curiosità. È quello che ci è successo a Pistoia, dove in una villa, un ospite indesiderato, ha pensato bene di lanciarci dall'ultimo piano, alcuni mattoni, nel vano intento di farci scappare».

«La mia ultima esplorazione è stata una piccola ex discoteca di Livorno chiamata "Sottosopra", molto in voga agli inizi del 2000, oggi totalmente abbandonata e degradata». E chiude Niccolò Manetti: «A nome di tutti gli esploratori della Toscana, chiedo che tali strutture vengano salvate dal crollo, perché più aspettiamo, più l'evitabile diverrà inevitabile». —

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