La cordicella fa scattare l’emergenza nella banca (ma è un falso allarme)
Matteo Scardigli
LIVORNO. Pistole in pugno, giubbotti antiproiettile, un cenno d'intesa e i cinque uomini entrano dalla porta sul retro della banca. Sono lunghi minuti di tensione in una tranquilla domenica pomeriggio, quando in via Sant'Omobono si precipitano due volanti della Polizia di Stato. Solo dopo parecchi minuti si scoprirà che è solo un falso allarme: per un po’ nella zona di piazza Cavallotti è scattata l’emergenza e si è temuto di essere alle prese con un attacco alla banc.
I quattro agenti trovano sul posto Ettore Silvestri, guardia giurata dei Rangers del gruppo Battistolli. Il vigilante è stato il primo ad arrivare sul posto, allertato alle 16,55 mentre era in zona da una chiamata proveniente dalla “control room” della centrale operativa nazionale, dove aveva iniziato a lampeggiare la spia dell'allarme silenzioso alla filiale del Monte dei Paschi di Siena in piazza Cavallotti.
Quando arriva, l'ingresso posteriore accanto alla vecchia scritta “Banca Toscana cassa cambiali” sulla vetrata (proprio sotto a dove si trovava “La Bomba”, installazione artistica di Valerio Michelucci e Stefano Pilato), è completamente spalancato.
I poliziotti scambiano con lui le prime informazioni sull'accaduto, mentre allo stesso tempo invitano i titolari della dirimpettaia lavanderia self service Fast Wash a chiudersi nel locale e abbassare la saracinesca: motivi di sicurezza. Sembra, almeno nei primi momenti, che all'interno dell'istituto di credito possa esserci almeno un uomo; e un dipendente non avrebbe fatto scattare l'allarme.
Gli agenti e il vigilante, indossate le protezioni, estraggono le armi dalle fondine e in un attimo spariscono dietro ai vetri oscurati, perlustrano i locali della banca scivolando fra i tavoli sommersi da fogli e scatole di cartone. La filiale si estende per tutto il pian terreno dello stabile che affaccia sulla piazza, su via del Cardinale, via di Franco e, appunto, via Sant'Omobono, dove si trova lo sportello del bancomat. Ci vuole tempo. Silvestri rimane in costante aggiornamento con gli altri Rangers. Intanto i passanti, all'esterno, camminano ignari accanto ai lampeggianti delle tre auto.
Solamente dopo alcuni minuti i cinque uomini rimergono dallo stesso punto dal quale erano entrati. I volti non più contratti, rinfoderano le pistole e sfilano i giubbotti antiproiettile per riporli nei bagagliai delle volanti mentre fanno rapporto al Comando. Dentro non hanno trovato nessuno – meglio così – ma resta da capire com'è possibile che la porta della banca fosse aperta. Anzi, com'è possibile che si sia aperta “da sola”.
I cinque fanno alcune prove, e dalle prime ricostruzioni sembra che il “colpevole” sia l'estremità in plastica della cordicella delle veneziane: forse chi ha chiuso per ultimo la porta dietro di sé non si è accorto che era rimasta incastrata nell'intelaiatura.
Ma chi è stato l'ultimo a uscire? Una residente (che chiede l'anonimato) racconta che nella mattina erano venuti alcuni operai della ditta incaricata di lavori alla filiale, per portar via (con un gran trambusto) le impalcature caricandole sul furgone aziendale: un intervento preventivato, alla luce del sole. Perché potessero entrare nella banca però, gli operai avrebbero dovuto avere le chiavi, e in ogni caso con loro ci sarebbe dovuta essere una guardia giurata ad accompagnarli; per la sicurezza dell'istituto di credito stesso, e per evitare scene da “heist movie”, i thrilling dei banditi a caccia del colpo grosso. —
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