Italia
Tutti quei prof over 65 non vaccinati
«Non sei voluto andare in pensione a 65 anni con la legge 100 o con qualcuna dellealtre leggine che ti permettevano di uscire dalla scuola in anticipo? Bene: allora, adesso muori e stai zitto». Scusate, politici e amministratori, la provocazione, è vero, molto violenta, ma sono convinto/a che questo sarebbe il titolo giusto che un giornale potrebbe dare ad un articolo che illustrasse la situazione in cui si trovano adesso, nei confronti del piano vaccinazione anti-Covid, gli insegnanti e il personale scolastico che continuano a lavorare dopo aver superato i 65 anni di età.
Sì, perché, e voi lo sapete bene, nella scuola è in corso (e la Toscana è lodevolmente in prima fila) una vaccinazione a tappeto di tutto il personale che non abbia superato il sessantacinquesimo anno di età. Già, perché oltre i sessantacinque anni non può essere utilizzato il vaccino Astrazeneca.
Una spiegazione di cui tutti i politici ora si fanno scudo in uno scaricabarile senza fine ma che, lasciatemelo dire, ritengo ignobile e deludentissima foglia di fico. Perché contro il Covid le parole e le promesse, che siano di politici o di amministratori, valgono poco. Contano la realtà in cui si opera e gli atti susseguenti della gente, dei politici e degli amministratori. E per quegli insegnanti, dopo gli scontatissimi “non è colpa nostra, non dipende da noi”, non si è fatto altro.
Ed allora guardiamola questa realtà. Mi sembra che unanimemente sia stato riconosciuto che il personale scolastico sia giornalmente sottoposto, come altre categorie che ormai ben conosciamo, ad un maggior rischio Covid nello svolgimento del suo lavoro.
Da qui la decisione, sacrosanta, di proteggerlo vaccinandolo immediatamente. Che bellezza! Peccato che qualcuno della catena di comando in questo percorso si sia distratto, e neppure poco. Qui in Toscana è stato vaccinato (prima dose) ormai quasi tutto il personale. Ci si è però dimenticati che nella scuola ci sono anche gli ultrasessantacinquenni. E di fronte alle rimostranze di quei “poveri vecchietti” finora niente si è mosso. Bella riconoscenza per chi ha passato una vita nella scuola e ad essa ha dedicato tante energie e che adesso, fragili e anche un po’ acciaccati, si vedono ancora schierati in prima fila al fianco di colleghi giovani e pimpanti e... già vaccinati.
E questo è il momento di passare agli atti. Una cosa è certa: la vaccinazione sarebbe dovuta cominciare, a scalare verso il basso, dai sessantasetteni. Ma, è la prima risposta di politici e amministratori, non èstato possibile perché ai più anziani non è permesso l’uso del vaccini Astrazeneca.
Nelle pieghe di un piano vaccinale che muove milioni e milioni di vaccini non era possibile trovare una soluzione, magari con qualche... residuo di Pfizer? Bastava forse pensarci. Ma su questo terreno non voglio entrare per restare invece alla realtà e agli atti. Se andare in cattedra è pericoloso, tanto da giustificare una campagna vaccinale apposita, non è da irresponsabili continuare a mandare in aula gli insegnanti più anziani e quindi più esposti senza alcuna difesa tranne una mascherina e qualche finestra aperta?
Se il Covid li infetterà di chi sarà la responsabilità se non di chi ha deciso di esporre quegli insegnanti al pericolo? E voglio ricordare che dietro a un insegnante infettato ci saranno poi mille disagi per la famiglia, coniuge, figli e nipoti sottoposti a quarantena.
Logica vorrebbe che chi non è vaccinato, per colpa delle istituzioni, fosse esentato dall’insegnamento in presenza. Ma sono più che certo che di fronte ad una soluzione del genere i più amareggiati sarebbero proprio gli insegnanti. Ed allora, per favore, chi può batta un colpo e ci dica come intende risolvere il problema.
*Un gruppo di docenti ultrasessantacinquenni
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