Italia
«Io studente nomade da quattro anni: provano ad arginare ma ci vuole una diga»
Le critiche dello studente dell’Enriques a Provincia e Provveditorato «Manca un piano strategico per l’assegnazione degli spazi agli istituti»
L’INTERVENTO
Parla Pietro Grassi oggi studente di quarta al liceo Enriques di via della Bassata, rappresentante in consulta provinciale degli studenti e al parlamento regionale degli studenti. Lui, insieme ad altri compagni nel 2019 è stato uno dei leader delle manifestazioni studentesche livornesi per reclamare aule sicure e rispetto delle promesse da parte delle istituzioni. Detonatore delle proteste fu la vicenda dell’istituto di via Calafati: doveva diventare la succursale del liceo Enriques e gli studenti dovevano entrarci l’8 gennaio 2019. Così non fu per ragioni di sicurezza. Da allora ad oggi quella scuola non è mai stata assegnata e resta chiusa, in attesa di lavori che ne garantiscano l’utilizzo in sicurezza. Da allora ad oggi gli studenti in esubero del liceo Enriques sono stati costretti a fare lezione, spezzettati, in vari spazi cittadini, da Porta a Mare al terzo piano del geometri Buontalenti fino ad arrivare, dall’autunno scorso, alla sede di via Goldoni che per il prossimo settembre già non basta più.
Pietro Grassi *
In quattro anni di liceo Enriques ho frequentato le lezioni in quattro plessi differenti, se non si considerano le ulteriori due palestre esterne, quelle del Pala Cosmelli e del PalaMacchia, necessarie data la sovrabbondanza di studenti e gli spazi troppo piccoli a disposizione del liceo. Tralasciando per un attimo il discorso palestre, che durante il covid-19 è tornato alla ribalta, è da evidenziare come non ci sia, di fatto, un piano strategico dietro l’assegnazione delle succursali alle scuole. Nel mio anno da rappresentante d’istituto (2018-19), avevamo protestato per l’assurda scelta di aprire le aule anche per due pomeriggi a settimana, dopo la scadenza, sopravvenuta durante le vacanze di Natale, dell’affitto dei fondi commerciali di Porta a Mare, in cui erano situate stabilmente alcune classi. Fortunatamente, seppur dopo una settimana di cori, il malcontento fu placato con una misura provvisoria: il prolungamento del contratto fino al termine dell’anno scolastico.
Alla vigilia dell’anno successivo, e cioè nell’agosto del 2019, pareva esserci la necessità di ribadire quanto era evidente per chi viveva il liceo: c’era bisogno di una succursale. E così, di nuovo con svariati ritardi, potemmo accedere all’ultimo piano dell’edificio che ospita il Buontalenti, all’interno del polo del Cecioni.
Nonostante qualche inquietudine per il passaggio vetrato tra un’ala e l’altra e l’allenamento quotidiano per salire le ripide scale, la soluzione trovata non era poi così male. La pandemia, purtroppo, ci ha messo i bastoni tra le ruote: per evitare promiscuità e contatti con frequentanti di altri istituti, la Provincia di Livorno ha deciso di affidarci, e i tempi si sono ulteriormente allungati per garantire il distanziamento sociale, all’inizio dell’anno scolastico in corso, la palazzina ad angolo tra via Goldoni e via Rossi, fino allo scorso anno succursale del Niccolini Palli. Mentre gli insegnanti di disegno tecnico garantivano il distanziamento sociale, ottenuto (tutto da dimostrare) tramite l’impiego di sedie con la ribaltina poi metamorfosatesi in banchi a rotelle, inutilizzabili per prendere appunti se non a un convegno di stenografi, la popolazione studentesca del Palli lamentava la propria mancanza di spazi, dovuta proprio alla perdita del plesso riassegnato all’Enriques.
Ciò che emerge dalla mia esperienza è preoccupante: Provincia e Provveditorato hanno sempre cercato di arginare, senza costruire dighe che possano sopportare una situazione che va via via peggiorando, con le iscrizioni al liceo Enriques in continua crescita.
*studente dell’ Enriques
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