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Livorno

il dibattito 

E per formare manodopera si punterà sugli “Its”

E per formare manodopera si punterà sugli “Its”

Finalmente anche da noi si apre la prospettiva delle nuove frontiere per qualificare i diplomati con ulteriori  modalità di specializzazione

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LIVORNO. Il convegno on-line sul lavoro nella nautica a Livorno prende le mosse dal fatto che aziende come Azimut Benetti filano come locomotive anche in questo periodo di Covid (accade un po’ ovunque sul fronte dei grandi yacht, soffre invece il segmento delle barche sotto i 20 metri). Così come per la nuova recentissima stagione di rilancio dell’edilizia dopo una lunga crisi, serve per chiedersi: com’è possibile formare una manodopera che incroci questa crescita?

È l’assessore Gianfranco Simoncini a tirare le fila della discussione e a indicare l’orizzonte degli “Its”: quell’istruzione post-diploma che qui da noi ha un po’ tardato a decollare. Entro fine marzo ci sarà un nuovo incontro per lanciare un corso di questo tipo nel campo delle costruzioni, qualcosa del genere si punta a fare anche nella nautica.

E se qualcuno s’immagina una sorta di nuovo identikit da scuola superiore magari inventandosi un indirizzo extra per istituti tecnici o professionale, fa bene ad ascoltare Claudia Mearini (Regione Toscana): uno degli esempi è quel che fa la fondazione Isyl che si occupa delle nuove frontiere formative per nautica, trasporti e logistica. Snocciola le alleanze che in Toscana sono state costruite fra organismi formativi, imprese, scuole, università e aggregati in fondazioni Its con una spesa complessiva che ha raggiunto i 6 milioni di euro.

Già, i soldi: Simoncini ricorda che il Recovery mette 1,5 miliardi di euro in questo campo, e comunque anche contando sui fondi europei non si può dire che manchino i quattrini. Senza contare – aggiunge – che Cristina Grieco, ex assessora regionale e ora nello staff del ministro Patrizio Bianchi, potrà «dare una mano». Il sindaco Luca Salvetti dice che bisogna premere sull’acceleratore per passare «dalle enunciazioni interessanti alle cose realmente concrete». Umberto Paoletti, direttore di Confindustria, ribadisce che la formazione è importante per la reindustrializzazione, a patto che «si esca dalla genericità per puntare sulle professionalità». Per l’assessore regionale Leonardo Marras lavorare sulle competenze serve per «trattenere quanto più possibile il valore»: costruirne una “catena” stabile è utile alle «grandi realtà che hanno tutto da avvantaggiarsi dal radicamento».

Il protocollo Formare fra Regione, Authority, Camera di Commercio e Direzione marittima è, a giudizio di Claudio Capuano (Authority), il format giusto per «uscire dalla frammentarietà» mentre Paolo Nanni (Provincia Livorno Sviluppo) ricorda l’esperienza di iniziative transfrontaliere come Interreg per la creazione anche di «figure nuove come manager dei servizi integrati nella nautica e nel turismo».

Alessandro Longobardi (Cna) però mette in guardia: attenzione a non ripetere errori come quelli combinati in alternanza scuola-lavoro, tirocini e apprendistati con gli allievi che «ovviamente vanno tutelati dai rischi, però se non possono fare nulla di nulla si finisce che fanno da spettatori, senza imparare dal fare».

Non è l’unico contrappunto dell’esponente degli artigiani: saltano fuori altri due tasselli. L’uno: «Non considerate le riparazioni navali un retaggio del passato, semmai bisogna evitare di metterle in contrapposizione frontale con la nautica». L’altro: «È indispensabile che il decisore pubblico velocizzi le scelte». —

M.Z.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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