Il Tirreno

Livorno

NO, NON È ANDATO TUTTO BENE...

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«Andrà tutto bene» è stata la frase slogan durante il lockdown per la pandemia di coronavirus. L’abbiamo pronunciata un po’ tutti almeno una volta, in molti l’hanno scritta su striscioni poi appesi alle finestre o ai balconi e i bambini ci hanno fatto bellissimi disegni durante quelle lunghe ore trascorse forzatamente in casa. «Andrà tutto bene», è stato giusto dirlo e condividerlo: era un invito a non perdersi d’animo di fronte all’incertezza, un richiamo al valore della speranza.

Un anno dopo, però, ci accorgiamo che non è andato tutto bene. Nemmeno qui a Livorno, dove pure il virus ha colpito molto meno che altrove. La nostra città piange infatti 260 morti per il Covid o con il Covid e altri 73 decessi si sono registrati nel resto della provincia. Circa 8.300 sono stati i livornesi contagiati fino ad oggi (quasi 3.800 invece in provincia) e adesso si teme per l’arrivo delle varianti del virus: quella inglese ha già fatto la sua comparsa a Cecina che da giovedì della scorsa settimana è tornata in zona rossa. E non è andata bene ai ristoratori, ai baristi, ai titolari delle palestre, ai gestori di cinema e teatri e a tanti altri imprenditori che avevano sopportato la prima chiusura nella speranza che potesse servire a sconfiggere il virus: niente da fare, nonostante il loro sacrificio l’epidemia non accenna a diminuire e allora - insieme a tanti loro dipendenti - chiedono ora di poter tornare a lavorare visto che i ristori economici sono stati così esegui da assomigliare a delle mance. Ma soprattutto non è andata bene perché ancora, dopo un anno, non è stata trovata una cura per combattere e vincere il virus. L’unica via d’uscita dalla malattia, ad oggi, è rappresentata dal vaccino che è stato trovato a tempi di record: la scienza è stata velocissima, dunque, non altrettanto l’attività di produzione e di distribuzione delle dosi. In Italia, e in generale nei paesi dell’Ue, la vaccinazione è in stallo e apre le porte al rischio di ulteriori ondate del virus. Un anno dopo, perciò, il coronavirus non è un ricordo ma è ancora una emergenza. E allora, se non è andata bene, dobbiamo tutti quanti - ognuno per il proprio ruolo - far sì che d’ora in poi vada meglio.

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