Il Tirreno

Livorno

GIUSEPPE BENEDETTI (I lecci) 

L’azienda agricola «È stato lì 40 anni non succede niente se resta ancora lì»

F.S.

Il proprietario della tenuta ricorda l’incidente aereo «Non ho mai visto in faccia il pilota del velivolo ormai sono passati tanti anni»

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collesalvetti. «Sono quarant’anni che quell’aereo è lì nella vegetazione, se ce ne resta altri quaranta non succede niente», commenta a caldo Giuseppe Benedetti. Lo spedizioniere livornese, da tempo in pensione, sa bene la storia di quell’incidente aereo che il 21 novembre del 1983 coinvolse anche la sua tenuta agricola “I lecci” di Parrana San Martino.

Sì perché quel piper precipitò proprio in una zona del parco dei Monti livornesi che insiste nella sua proprietà, in quei 165 ettari di terreno dove allevava fauna selvatica in cattività.

Oggi l’uomo, memoria storica non solo della sua azienda ma anche dei fatti accaduti, nonostante l’età ricorda bene quella storia. Anche se non ha mai conosciuto, né visto in faccia quel pilota che all’epoca dell’incidente aveva 28 anni.

«So che quest’uomo per fortuna uscì illeso dal velivolo, scese lungo la macchia e trovò le prime case e il guardiano della tenuta», Benedetti di storie ne ha vissute in tanti anni. Ma questa ovviamente non ha eguali, anche se quel territorio si è fatto conoscere anche per altri fatti particolari.

All’interno dei suoi ettari di oasi faunistica sono stati ritrovati reperti millenari. Nel 2010 fu scoperta una necropoli protostorica: furono scavate più di 90 tombe.

Ma la tenuta agricola non ha fatto parlare di sè solo per questa scoperta storica. Lo spedizioniere e allevatore faunistico anni fa, nel 2012, denunciò a gran voce anche la presenza di lupi in quella zona del parco dei Monti livornesi che rappresenta un polmone verde che unisce i comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo.

«Al tempo quando accadde l’incidente aereo tutti sapevano quello che era accaduto - e continua - So che successivamente qualcuno tornò sul luogo dell’incidente per prelevare alcuni dispositivi ancora funzionanti e il motore ma lasciarono lì la carcassa».

Uno scheletro conficcato nella vegetazione che, certo, andrebbe rimosso. Per liberare la natura da quelle lamiere arrugginite che deturpano l’ambiente.

«Ormai sono passati tanti anni», chiude Giuseppe Benedetti. —

F.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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