«Domenica pieni sia dentro che fuori, così siamo rovinati»
Gabriele Lorenzelli è responsabile dell’ Osteria della Venezia, in piazza del Luogo Pio. Si muove velocemente tra i tavoli, organizzando le prenotazioni e sistema le apparecchiature interfacciandosi con le cucine, almeno fino a sabato. Anche per lui il cambio di colore è oltremodo penalizzante. «Due lockdown, sei mesi senza stipendio, cambio di colori che sembra di essere su un ottovolante, e ancora non è finita. Perché noi nella cassa integrazione non facciamo affidamento. Tenere chiusi i ristoranti non alleggerisce i contagi». Lorenzelli ne spiega la ragione. «Analizzando i dati, si nota come i contagi crescono a prescindere. Chiusi o aperti. La Svezia senza lockdown o mascherine ha i dati come i nostri. Significa che il virus non si controlla, fa quello che gli pare». Per San Valentino il telefono non ha mai smesso di squillare, nonostante il locale fosse già esaurito da dieci giorni. «Per domenica eravamo pieni, dentro e fuori. Con una lista d’attesa e tanta gente rimandata indietro. Mancherà un grande lavoro, una giornata dalla quale ci aspettavamo molto, svanita nel nulla. E la gente continua a chiamare». A Lorenzelli, così come agli altri, non resta che sperare. «Incrocio le dita e mi auguro che, chi di dovere, riesca a capire le condizioni in cui siamo. Ci deve essere uguaglianza per tutti. Certe trasmissioni televisive vanno avanti, senza mascherine, imperterrite tra baci e abbracci e nessuno dice nulla. Se un ristorante resta aperto per protesta invece arrivano venti poliziotti a chiudere. Sono cose che fanno riflettere e arrabbiare parecchio». —
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