Il Tirreno

Livorno

Lo studio pubblicato dalla nasa 

Nel cosmo a caccia della super-medicina

Mauro Zucchelli

L’esperimento della Kayser sfrutta la microgravità in orbita per scoprire le nuove frontiere della cura dell’osteoporosi 

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Mauro Zucchelli

LIVORNO. A condurre l’esperimento lassù nel cosmo 40mila chilometri sopra le nostre teste è stata l’astronauta Samantha Cristoforetti – insomma, l’icona cosmo-pop AstroSamantha – armeggiando a bordo della stazione spaziale internazionale. A preparare le apparecchiature dei test biologici sono stati gli ingegneri della Kayser, l’azienda aerospaziale della famiglia Zolesi fra Popogna e il Gabbro che è in testa fra le imprese private europee nel campo delle scienze della vita. A mettere in fila i dati e capirne la portata è stata una équipe di scienziate italiane, tutte donne (Livia Visai, Giuseppina Rea e Angela Maria Rizzo). Risultato: un balzo in avanti per capire in che modo le nanoparticelle possono aiutare il corpo umano a fronteggiare la perdita ossea.

Su un duplice fronte: da un lato, quello degli astronauti (se vogliamo arrivare su Marte bisogna evitare di arrivarci con il corpo letteralmente spappolato dagli effetti che l’assenza di gravità ha sull’organismo nelle missioni di lunga durata); dall’altro, quello delle persone qualunque, soprattutto anziane (le patologie ossee degenerative sono uno dei problemi di salute che colpiscono milioni di persone).

Il risultato dell’esperimento Kayser – sviluppato in tandem con gli studiosi degli atenei di Pavia e di Milano più l’Istituto di Cristallografia (Cnr) – è stato pubblicato dalla Nasa, l’ente spaziale statunitense con cui la società livornese collabora frequentemente. In concreto, è emerso che grazie a una nuova modalità di somministrazione dei farmaci – che è stata testata in orbita sotto l’effetto della mcirogravità – è stato possibile avere conseguenze positive per incentivare la trasformazione di talune cellule in “osteoblasti” che di fatto “producono” l’osso (e di riflesso, dunque, agire sulla cura delle forme più gravi di osteoporosi).

L’esperimento risale a una missione di sei anni fa: l’apparecchiatura è stata portata in orbita a bordo di una navicella spaziale SpaceX Dragon lanciata con il razzo SpaceX Falcon 9 (SpaceX è la compagnia aerospaziale privata di Elon Musk, il visionario imprenditore di Tesla).

Semplificando un po’, si potrebbe dire che l’esperimento si muove su tre aspetti: a parte la componente che interviene sulle cellule ossee e l’idrossiapatite come integratore biologico, va sottolineata la metodologia di somministrazione mediante nanoparticelle. Per le scienziate del team è un sistema «davvero promettente per il trattamento delle malattie»: questo dipende dalle proprietà che i materiali hanno se reali fabbricati su scala nanometrica, cioè su dimensioni centomila volte più piccole di un capello umano. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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