Italia
Collesalvetti diventa arcobaleno contro la “lista” della Lega, ma scoppia la polemica
Il caso del deputato M5S Berti: «Mi è stato impedito di parlare». Gli organizzatori di Collesalvetti Civica: microfono solo a istituzioni e associazioni
COLLESALVETTI. A Collesalvetti tante persone così, nonostante mascherine e distanze imposte dal covid, non si vedevano da tempo, soprattutto per manifestare per i diritti civili. Lo ripetono a turno i rappresentanti della lista Collesalvetti Civica, che ieri, con un flash mob, hanno riunito in piazza della Repubblica, davanti al municipio, i volti dell’associazionismo e delle istituzioni toscane. Obiettivo: dire no «all’interpellanza della Lega sulle unioni civili del consigliere Massimo Ciacchini», perché «Collesalvetti è un comune dove non ci sono discriminazioni di genere, che celebra e continuerà a celebrare le unioni civili». In piazza sono arrivati in tanti. Una piazza «molto bella e partecipata», come ripete Luca Dieci, invitato a parlare come vicepresidente di Arcigay Livorno e presidente di Toscana Pride. Il suo è stato uno degli interventi più applauditi, soprattutto quando ha voluto allontanare lo spettro di «pericolose schedature», in questo caso di chi ha scelto di unirsi civilmente con persone dello stesso sesso.
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«Quello di Ciacchini - ripete a margine - è stato un atto inqualificabile. Le associazioni aspettano ancora che il consigliere della Lega si scusi e che ritiri formalmente la sua interpellanza, come ha annunciato». In piazza, dietro le quinte, c’è stato però spazio anche per una polemica, presto diventata pubblica. In questo caso le associazioni del mondo Lgbt, presenti come invitate, non c’entrano niente. La polemica è scoppiata tra il parlamentare del M5S, Francesco Berti, e gli organizzatori del flash mob, gli attivisti di Collesalvetti Civica, lista che in Comune appoggia il sindaco Adelio Antolini. «Quando mi sono avvicinato al microfono - racconta Berti - mi è stato impedito di parlare. Mi è stata proprio tolta la parola. Non mi era mai accaduto. Non avrei certo fatto un intervento di partito, ma istituzionale: avrei spiegato la legge che abbiamo approvato a novembre contro le discriminazioni di genere».
«Di fatto - ripete - gli organizzatori hanno dato voce a una sola forza politica: il Pd. Ma una battaglia così importante non può essere bandiera di un solo partito». Al microfono sono stati invitati a intervenire - oltre ai rappresentanti di Agedo, Arcigay e Toscana Pride - i sindaci di Livorno e Colle, Luca Salvetti e Antolini (Pd), l’assessora regionale alle pari opportunità Alessandra Nardini (Pd), il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo (Pd). Al telefono è intervenuta da Roma anche la senatrice Pd Monica Cirinnà, madre della legge sulle unioni civili. «Oltretutto sul volantino c’era anche il nostro logo insieme a quello di altre forze politiche», ripete Berti: «Non ho avuto diritto di parola, neanche come unico parlamentare presente. Il mio non è un attacco alle associazioni, sono sbigottito per il gesto degli organizzatori». Il botta e risposta è stato con il segretario di Collesalvetti Civica, Alessandro Dario, che risponde: «Abbiamo fatto parlare solo le associazioni e chi ha un ruolo istituzionale. Unica eccezione è stata Cirinnà, perché la legge è la sua. Anche altri avevano chiesto di parlare, come Rifondazione comunista. Da parte nostra non c’era l’intenzione di discriminare nessuno. Se il sindaco di Livorno fosse stato ancora Nogarin avrebbe parlato lui. Non è colpa mia se in questo caso chi ricopre ruoli istituzionali è del Pd. Il nostro non è un partito, è una lista civica, non c’è da puntare il dito. Parliamo solo di questo flash mob e dei tanti che c’erano...».
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