Il Tirreno

Livorno

Multata la palestra New Eos «Atleti senza il certificato»

Stefano Taglione
Multata la palestra New Eos «Atleti senza il certificato»

Nella struttura di Stagno c’era una sessione di allenamento di “Meeting fitness” Sanzionati pure dieci frequentatori: «Abbiamo rispettato le linee guida del Coni»

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Stefano Taglione

COLLESALVETTI. Secondo la questura dieci delle persone che in quel momento si stavano allenando in palestra «erano senza certificato agonistico». Quindi – al contrario di un gruppo di militari della Folgore che si trovava lì e aveva tutte le carte regola per farlo – avrebbero dovuto restare fuori. Per la New Eos, la struttura di Stagno multata dalla polizia, quei ragazzi erano atleti e stavano partecipando a una sessione di allenamento di “Meeting Fitness”, una gara che si svolge in tutta Italia, viene considerata dal Coni «attività di interesse nazionale» e non prevede «il possesso del certificato medico agonistico».

La polizia amministrativa della questura, guidata dal dirigente Domenico Sannino, ha sanzionato per 800 euro (il doppio, in quanto recidiva) la New Eos di Stagno, per aver ospitato al suo interno dieci «atleti non agonisti», a loro volta multati per 400 euro ciascuno per aver infranto il decreto del Consiglio dei ministri che regola le attività possibili durante la pandemia.

La struttura di via Karl Marx negli ultimi mesi è sempre rimasta chiusa al pubblico, anche ai propri tesserati, ma ospita – lo prevede il Coni – le sessioni di allenamento di “Meeting Fitness”, una competizione nazionale dell’Asi (Associazioni sportive e sociali italiane ndr) che spazia dalla pesistica, alla ginnastica aerobica e al fitness. Allenamenti consentiti dalla legge, peccato che agli iscritti mancassero i certificati agonistici, che consentirebbero loro di allenarsi all’interno delle strutture del circuito: «La competizione non li richiede – commenta Lorenzo Duranti, responsabile comunicazione della New Eos – quindi noi non li abbiamo chiesti. Francamente io non capisco come sia possibile questa situazione, visto che siamo in regola col Coni e condanniamo tutti coloro che restano aperti contro il decreto. Noi non siamo aperti, siamo chiusi: semplicemente, pur rispettando il decreto, ospitiamo questa competizione. È una gara per soli atleti e al nostro interno, ad esempio, in quel momento c’era anche un gruppo di militari della Folgore che si stava allenando per il karate. Loro non sono stati sanzionati, è il loro lavoro. Il fatto è che anche gli altri dieci, a nostro modo di vedere, sono in regola. Che cosa possiamo fare se il Coni non ci chiede questo certificato?».

In ogni caso – dalla polizia amministrativa – ribadiscono che il certificato agonistico serviva eccome ed era l’unico modo per far sì che gli sportivi si potessero allenare all’interno senza incorrere nella sanzione. Per altro – nella nota inviata dalla polizia – si fa riferimento anche a un primo episodio, risalente allo scorso 28 novembre, in cui la New Eos fu multata. Sanzione alla quale comunque la palestra si è appellata, sostenendo sempre le stesse ragioni: «Abbiamo parlato con i ragazzi multati – prosegue ancora Duranti – e abbiamo consigliato loro di farsi anche il certificato agonistico. Noi non lo chiedevano, chiedevamo quello medico semplice. Non è giusto che siano stati multati, perché loro erano iscritti a questa competizione. Per altro un partecipante, all’arrivo dei poliziotti, si è pure spaventato, sentendosi male».

Quanto accaduto alla New Eos è diverso dal caso della GimFit, che aveva aperto i battenti contro il decreto. Tuttavia secondo la palestra di Stagno – lo ha scritto anche sulla propria pagina Facebook – «la questura ha l’intento di spaventare le persone e mettere in cattiva luce la nostra struttura». «Era così necessario spaventare gli atleti e lo staff con una retata del genere? – scrivono i responsabili – La cosa che ci ha sorpreso di più infatti sono i modi usati dalla questura e delle persone che hanno svolto il controllo, non siamo criminali o fuorilegge, ma professionisti che stanno svolgendo le uniche attività di tipo sportivo che sono consentite al momento. Dovremmo non svolgere anche queste (anche se previste dalla legge) solo per il capriccio di qualcuno?. È paradossale il dispiegamento di forze dell’ordine e le modalità utilizzate per un cavillo ti tipo amministrativo, può un certificato determinare tutta questa confusione? Per questo Durante ha chiesto un incontro la questore Lorenzo Suraci. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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