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«Prendo la multa ma così resto aperto»
La sfida del gestore della palestra GimFive dove ieri come in altre strutture della catena non si è rispettato l’obbligo di chiusura
Matteo Scardigli
LIVORNO. 400 euro e passa la paura, almeno per ora: «Volevano farci chiudere, invece ci hanno fatto una multa. E noi restiamo aperti». I Dpcm hanno chiuso le palestre, ma il personale della GimFIVE di via Magnozzi ha aderito all'iniziativa promossa dalla casa madre del franchising modenese che ha comunicato ai propri affiliati l'intenzione di alzare contemporaneamente le saracinesche nei 12 impianti di tutta Italia. Ieri ha aperto, e la notizia ha cominciato a rimbalzare sui social con il gradimento di molti tesserati. E così nella mattina di ieri, poche ore dopo la riapertura, le forze dell'ordine sono intervenute nei locali di San Marco mentre alcuni clienti si stavano allenando. Gli agenti della Polizia, constata l’apertura non autorizzata, hanno multato la società per la cifra di 400 euro. «Continueremo a stare aperti, nel rispetto delle norme che ci avevano dato prima della chiusura, perché ne abbiamo bisogno. E ci adeguiamo al coprifuoco delle 22, anticipando la chiusura di due ore», spiega la società, che si starebbe preparando a contestare la multa (e le prossime). I clienti, attirati dal passaparola, sono andati; chi a chiedere informazioni e chi ad allenarsi. La preoccupazione principale è quella della sanzione individuale: chi frequenta la palestra rischia la multa? È la domanda più gettonata, alla quale il personale risponde che «sembrerebbe di no». Molti però si informano anche su prezzi e modalità di accesso alla struttura e agli strumenti ginnici, per nulla preoccupati per il Covid-19, come spiega un'atleta: «Mi sento più sicura qui che sull'autobus o in certi negozi». «Se è aperta io entro, non mi faccio problemi», riassume invece un altro sportivo incontrato nel parcheggio. Fatta la legge, trovato l'inganno? Non proprio. Sempre la società, che nei giorni scorsi aveva ampiamente preannunciato l'iniziativa di ieri dalle Tv nazionali, conclude che «se domani (oggi per ci legge, ndr) la polizia dovesse tornare vorrà dire che prenderemo un'altra multa. E così via». Più che aggrapparsi a un cavillo del Dpcm la società punta infatti sulla confusione tra i vari provvedimenti che si sono accavallati in questi mesi (e relative tempistiche per la conversione in legge) e proprio sull'impatto mediatico. Ma dovrà fare i conti con il Decreto legge. —
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