Meteo
«L’amore e la vicinanza della città scaldano ancora di più il cuore»
La commozione di Loris Rispoli e dell’associazione 140 che riunisce i parenti delle vittime «Il gesto del Comune ci emozione e rappresenta anche una forte richiesta di giustizia»
la testimonianza
Gianni Tacchi
«È l’ennesima dimostrazione di vicinanza, di solidarietà, di affetto, di condivisione del dolore da parte della città e delle amministrazioni comunali che ci sono state nel corso degli anni. Questo riconoscimento va alla nostra associazione, ma lo leggiamo soprattutto come una richiesta di giustizia».
Quella giustizia che Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140 che unisce i familiari delle vittime della tragedia del Moby Prince, chiede ininterrottamente da trent’anni. E proprio per i trent’anni da quella che la commissione parlamentare d’inchiesta ha definito una strage, il 10 aprile 2021 verrà conferita all’associazione la Livornina d'Oro, la massima onorificenza della città.
«È il coronamento dell’impegno del Comune al nostro fianco, Comune che nel processo si è costituito parte civile insieme alla Regione Toscana - aggiunge Rispoli - in questi anni abbiamo sempre sentito la presenza delle varie amministrazioni, il supporto non è mai mancato. Livorno non ha dimenticato le sue vittime, non ha dimenticato tutte le vittime di quella strage. Ringrazio anche e soprattutto il sindaco Salvetti, che ha voluto dare un riconoscimento a una battaglia lunga e difficile come la nostra: per noi è un impegno in più nella ricerca della verità che prima o poi verrà fuori. E vorrei dedicare questo riconoscimento anche a Enzo Farnesi che non è più con noi ma è stato per tantissimi anni instancabile compagno di lotta». Rispoli, che sul Moby Prince perse la sorella, intravede nella Livornina d'Oro anche «un sollecito nei confronti della magistratura livornese, che ha il caso in mano». «La commissione d’inchiesta ha accertato che tanti non sono morti subito, ma dopo diverse ore in attesa dei soccorsi. La commissione d’inchiesta ha aperto squarci di luce che a questo punto devono portare alla giustizia, alla verità. La commissione d’inchiesta parla di strage. E la strage non va in prescrizione».
Ma a che punto siamo con l'ultima inchiesta? «Stanno lavorando su prove nuove - risponde il presidente dell’associazione 140 - per esempio è stata rilevata la presenza in rada di un’altra petroliera, particolare che all’epoca non venne trascritto. E sinceramente non capisco il perché. Ci siamo sempre scontrati con un potere che non voleva abbassare la testa, che per decenni ha risposto con omertà. Dopo trent’anni mi aspetto un processo serio ai responsabili, mi aspetto di vedere sul banco degli imputati l’armatore e il comandante della Capitaneria di porto dell’epoca».
L’anno scorso le iniziative per il 29esimo anniversario della tragedia del Moby Prince vennero stravolte dalla pandemia, ora invece è tutto in sospeso ma Rispoli vorrebbe comunque organizzare qualcosa.
«Ci piacerebbe - chiude Rispoli - mettere almeno a disposizione della città, affinché tutti possano vederli, gli oggetti di chi era a bordo, occhiali, chiavi e foto che ci sono stati restituiti un anno fa: rappresentano quella che era la loro vita quotidiana, raccontano delle storie e raccontano anche l’immane tragedia che ha stroncato queste vite. Ma intanto per i trent’anni è arrivato questo riconoscimento, la Livornina d'Oro, un altro simbolo della nostra battaglia». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
