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Livorno

«Aiutateci, siamo nei guai» La rabbia delle partite Iva

Gianni Tacchi
«Aiutateci, siamo nei guai» La rabbia delle partite Iva

In piazza della Repubblica va in scena la manifestazione dei lavoratori autonomi Gli organizzatori: «Non vogliamo assistenzialismo ma dovete ascoltarci»

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Gianni Tacchi

LIVORNO. Un patibolo con due manichini impiccati sotto gli occhi di Leopoldo II, il monumento di piazza della Repubblica sponda Fortezza Nuova. Ai lati due lenzuola bianche con la scritta “Incaxxppiati”, cioè «incazzati ma con un cappio al collo» come spiega chi protesta da mesi contro le restrizioni del governo. E sotto il patibolo ecco un altro cartellone: “Ci avete tolto il lavoro, ci avete tolto la dignità”.

A urlarlo sono le partite Iva e gli autonomi, un centinaio di livornesi protagonisti della manifestazione che ha tenuto banco ieri pomeriggio in piazza della Repubblica: si tratta di una manifestazione organizzata dall’Apit (Associazione partite Iva territorio Italia) e capace di richiamare diverse realtà della zona.

«Il cappio al collo – dicono – ce l’ha messo questo governo con i suoi provvedimenti assurdi. Non vogliamo la politica in mezzo a queste manifestazioni, abbiamo bisogno solo dell’energia e della spinta dalle persone comuni. Vogliamo ciò che non è stato fatto o è stato fatto male, chiediamo tutela per quelle categorie che sono state distrutte dalle misure governative. Oggi le partite Iva non hanno futuro né prospettive: possono andare avanti altri tre, sei mesi, un anno al massimo, poi sarà un disastro per tutti».

LA PROTESTA

In piazza della Repubblica ci sono ristoratori, venditori ambulanti, commercianti, agenti di commercio, albergatori. E poi anche esponenti del mondo dello spettacolo, la galassia di quanti lavorano all’interno delle palestre, anche tasselli del puzzle che compongono il settore turistico.

«Siamo sfiniti», dice qualcuno. Tra i manifestanti c’è anche chi si presenta in piazza della Repubblica con il cappio al collo, come per esempio il livornese Luca Papaianni, vicepresidente dell’Apit provinciale e titolare del negozio di toelettatura per animali domestici Scodinzolando, in via Oberdan.

«I ristori ricevuti sono stati un bluff – tiene a sottolineare Papaianni – il ristoro vero sarebbe l’80% del fatturato perso l’anno scorso, invece siamo stati presi in giro con aiutini da 600 euro, da mille euro, al massimo da 2mila euro. In questo momento abbiamo bisogno di risarcimenti e di contributi per andare avanti, altrimenti questo 2021 sarà una strage sotto ogni punto di vista».

RABBIA E DISPERAZIONE

Di certo la scenografia del patibolo con i due manichini impiccati è un’immagine forte, anche macabra.

«Forte ma anche reale, qui c’è uno Stato assassino e ci sono cittadini con il cappio al collo – alza la voce Raffaele Saviano, segretario nazionale dell’Associazione partite Iva territorio Italia, intervenuto ieri a Livorno per la protesta degli autonomi in piazza della Repubblica – in una recente manifestazione avevamo portato una bara per rappresentare la morte delle partite Iva, stavolta invece abbiamo pensato al patibolo. Non vogliamo assistenzialismo, vogliamo aiuti per mantenere in vita le nostre aziende».

Aiuti chiesti dai vertici dell’Apit non solo in Regione, a Firenze, ma anche in un confronto con la quinta commissione parlamentale (bilancio, tesoro e programmazione).

«Questo governo – aggiunge Saviano – non ha capito che se le partite Iva si fermano, tutto il settore si blocca e a quel punto va in crisi anche il sistema pensionistico. Per la Toscana una soluzione può arrivare dalla Regione, andando per esempio a integrare i ristori già ricevuti dagli autonomi negli ultimi mesi. Il futuro? Siamo alla frutta. Le disposizioni e le restrizioni governative hanno portato a un 2020 di chiusure, di disperazione, purtroppo anche di suicidi. I ristori non sono bastati e non bastano, inutile girarci intorno». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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