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«Progetto vecchio di 13 anni» Chiesta una bonifica dell’area
LIVORNO. Un progetto “già vecchio di 13 anni”. Così il movimento delle Magliette Bianche bocccia il progetto di Eni e avverte i sindaci: «Cari sindaci, assessori competenti, ecc, approvate e vi vantate a mani basse di un progetto che potrebbe essere vecchio di tredici anni? E’ questa la vostra lungimirante strategia, la vostra visione futura a tutela di Livorno e di Collesalvetti sia ambientalmente che lavorativamente? Non si può pensare oltre? Si parla di aree Sin istituite nel lontano 1998, aree che vanno semplicemente “bonificate", lo contempla la legge e non sembrerebbe difficile capirlo. Adoperatevi di conseguenza».
«Il Tirreno venerdì 14 Dicembre 2007 titolava: “L’Eni investe 200 milioni sulla raffineria - Diventerà il polo europeo del gruppo per la produzione di biodiesel”. Oggi 6 Gennaio 2021, si legge ancora sul quotidiano “Il Tirreno” del “biodiesel” da oli. In tredici lunghi anni nel settore non si sono avuti degli sviluppi? Dopo le bonifiche, in quelle aree, non si può pensare ad altro?Se proprio non fosse possibile individuare il responsabile od i responsabili dell’inquinamento delle aree SIN, come per altro previsto dalla legge, almeno utilizzate questi fondi per iniziare le bonifiche, oppure dobbiamo ritenere che vi è la volontà politica ed istituzionale di continuare a non bonificare le aree Sin e Sir ancora per i prossimi decenni? Con tutti i potenziali rischi che ne conseguono anche a carico della popolazione? Adoperatevi affinché finalmente, atteso da decenni, possa essere prodotto un serio studio epidemiologico di coorte su Stagno, che anche stavolta, dopo le promesse, non ne sappiamo più nulla! Per inciso, l’investimento all’epoca ipotizzato nell’articolo pari a 200 milioni di Euro, sembrerebbe fosse stato un investimento effettuabile direttamente della società, adesso invece i 500 milioni di euro occorrenti, da ciò che si legge sulla stampa, cioè un importo più che doppio di quando all’epoca “ipotizzato”, scaturirebbero dall’utilizzo dei fondi tanto acclamati per il bene dell’Italia dal nome Recovery Fund? Soldi in pratica “di tutti”? Dove risiede l’interesse generale della collettività in questa operazione?»
E ancora: «Conti alla mano, vorreste impiegare 500 milioni di euro “pubblici” per garantire prospettive di lavoro forse a 15 anni? Che rappresentano un costo ammortizzato complessivo di oltre 33 milioni di euro all’anno e ammesso, come da vostre dichiarazioni, che lì ci lavorassero realmente con l’indotto complessivamente circa 1000 unità, forniteci il dato effettivo, significherebbe che ogni posto di lavoro mantenuto con questo investimento per il tramite dei fondi del Recovery Fund, avrebbe un costo medio dell’investimento di oltre 33 mila Euro all’anno per ogni singolo occupato? Dal canto nostro auspichiamo vivamente che questi fondi non si disperdano in “mille rivoli”. Proponiamo pubblicamente in un loro utilizzo per il bene dell’intera collettività. Che siano impiegati per realizzare opere infrastrutturali innovative di lunga durata, strategiche e ambientalmente compatibili». —
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