Italia
Nave bloccata in Cina, a un passo dalla svolta
Dopo il muro contro muro ecco segnali di distensione: l’attivismo delle diplomazie e dei vertici delle Capitanerie
Mauro Zucchelli
livorno. Chissà se è per effetto del “contagio” (positivo) di un certo ottimismo messo in moto dal successo diplomatico con il rientro dell’equipaggio del peschereccio per lunghi mesi “prigioniero” in Libia, fatto sta che all’improvviso qualche luce di speranza sembra essersi accesa anche per la sorte dei marittimi italiani bloccati in Cina senza aver nessuna colpa se non quella di trasportare merce australiana ed esser dunque il capro espiatorio della guerra commerciale scatenata fra Pechino e le autorità dell’Australia.
Fra loro anche Gabriele Padovan, 59 anni, livornese, solido curriculum da capitano di lungo corso che ha solcato i mari di tutto il mondo, ora ha la responsabilità del comando della “Antonella Lembo”: è una nave portarinfuse lunga 229 metri che trasporta 91mila tonnellate di carbone siderurgico imbarcato nel porto di Abbott, zona Barriera corallifera, e destinato alle banchine di Huang Hua. Ma dalla fine di luglio è costretta a rimanere in rada davanti a Tianjin, 200 chilometri a sud est della capitale del Celeste Impero: stop allo sbarco non solo della merce ma anche del comandante livornese e dei sei marittimi italiani e sedici filippini.
Però negli ultimi dieci giorni si sono susseguiti piccoli segnali che fanno ben sperare. All’attenzione con cui la vicenda per parte italiana viene seguita dal ministero degli esteri (con l’ambasciatore Luca Ferrari e il console Luca Fraticelli) e dal comando generale delle Capitanerie di porto (con l’ammiraglio Luigi Giardino, responsabile del sesto reparto) adesso corrispondono spiragli di distensione da parte delle autorità cinesi: autorizzato il bunkeraggio, poi l’arrivo di panettoni a bordo, quindi l’invio di una psicologa. Insomma, dopo che in passato le cose sembravano essersi bloccate nell’impasse, adesso il lavoro diplomatico sembra portare a spiragli che fanno ritenere ormai a portata di mano la soluzione.
Risulta che dopo la videoconferenza dei sindaci coinvolti nel blocco delle navi, fra i quali il livornese Luca Salvetti e il napoletano Luigi De Magistris, sia intervenuto personalmente il ministro degli esteri Luigi Di Maio: del resto, lo scopo del “conclave” virtuale dei sindaci era proprio quello di puntare i riflettori su questo problema. È da aggiungere che viene dato per probabile anche l’intervento del numero uno delle Capitanerie, l’ammiraglio ispettore Giovanni Pettorino.
Non è questa l’unica nave italiana rimasta impelagata in questa situazione complicata: non lontano da quel tratto di mare ci sono, a quanto è dato sapere, anche la “Chiara d’Amato” e la “Mba Giovanni”, tutte appartenenti a armatori napoletani come la “Antonella Lembo”.
La soluzione potrebbe essere individuata nel “corridoio umanitario” suggerito dalla diplomazia italiana per poter arrivare all’avvicendamento degli equipaggi e consentire il rimpatrio. Al tempo stesso, è ovvio che per le leggi internazionali del mare l’aspetto chiave è l’avvicendamento del personale di bordo: non può esser lasciata la nave in balia di sé stessa e sperare che prima o poi qualcuno rimpiazzi chi è attualmente a bordo. Ma in questi tempi di Covid la trafila non è semplice e c’è il rischio di trovare un intoppo. Comunque, il clima è diverso dal muro contro muro di qualche mese fa e questo potrebbe portare mei prossimi giorni alla soluzione diplomatica che tutti auspicano. —
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