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Livorno

la proposta di legge 

Romano (Pd): sul Moby indaghi una commissione della Camera

Romano (Pd): sul Moby indaghi una commissione della Camera

Il deputato livornese chiede formalmente che Montecitorio prosegua il lavoro con cui i senatori sono arrivati a creare i primi spiragli per far luce sulla strage

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«La verità, nient’altro che la verità sulla strage del Moby Prince». Così sulla propria pagina Facebook il parlamentare dem Andrea Romano presenta la proposta di legge per creare una seconda Commissione parlamentare d’inchiesta, l’ha firmata insieme al deputato sardo Andrea Frailis.

“Seconda” perché «tra il luglio 2015 e il dicembre 2017», come ricorda Romano, ci sono stati i lavori della commissione d’inchiesta del Senato. La Camera deve presndere le mosse da quell’attività completandone il lavoro e acquisendo nuovi elementi indispensabili al completamento del quadro già delineato dalle inchieste e dalla prima Commissione d’inchiesta»: Così da fornire al Paese («e dunque anche all’autorità giudiziaria») un «quadro ancora più preciso e tale da rendere indispensabile la riapertura delle indagini e l’accertamento di cause, circostanze e responsabilità di quella catastrofe«.

Illustrando ai colleghi di Montecitorio la proposta, Romano torna a sottolineare che per «la più grave catastrofe della marineria civile nella storia della Repubblica italiana», costata la vita a 140 marittimi e passeggeri, «a quasi trent’anni di distanza l’Italia non conosce le cause né le responsabilità».

e ribadisce che «l’assenza di verità su una pagina tanto dolorosa nella nostra storia nazionale rappresenta una ferita che può e deve essere sanata dalle istituzioni».

In queste stesse ore, sempre dai banchi dem, in consiglio regionale è stato Francesco Gazzetti a depositare una nuova mozione per chiedere verità e giustizia sui morti del Moby Prince: «Per me – tiene a sottolineare – è il proseguimento di un impegno che nella precedente legislatura ha visto il consiglio regionale della Toscana assumere scelte importanti: le stesse che con questo atto vorremmo non solo proseguire ma rafforzare». E aggiunge: «Grazie a chi ha aggiunto la sua firma ed a tutti coloro che vorranno farlo nelle prossime ore».

Il percorso giudiziario – ricorda Romano - ha visto varie tappe: nel ‘98 l’assoluzione in primo grado e poi la prescrizione in appello di tutti gli imputati, nel 2006 la riapertura dell’inchiesta, nel 2010 la successiva archiviazione.

Ma il deputato mette l’accento soprattutto sul fatto che la commissione di Palazzo Madama aveva «argomentato il proprio dissenso rispetto alla tesi che ha sorretto le sentenze di assoluzione e archiviazione»: macché colpa della nebbia e/o di negligenza e imprudenza a bordo, il lavoro della commissione d’inchiesta è stato «sorretto da un’imponente mole di lavoro condivisa da tutti i gruppi parlamentari e ben rappresentata dalla relazione finale» che mette in fila «tutti gli importanti elementi di novità emersi nel corso delle numerose audizioni e tali da trasformare radicalmente il quadro degli elementi su cui hanno finora poggiato le conclusioni della magistratura». —



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