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Livorno

Il ricordo di Mondolfi torna nel consiglio che lo vide cent’anni fa primo sindaco “rosso”

Simone Fulciniti
Il ricordo di Mondolfi torna nel consiglio che lo vide cent’anni fa primo sindaco “rosso”

La celebrazione in diretta streaming (ma senza pubblico per il Covid) per rievocare una svolta storica nella politica della nostra città 

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la storia

Simone Fulciniti

La figura di Uberto Mondolfi, primo sindaco socialista di Livorno, è stata rievocata – a cent’anni dalla sua elezione – nella sala del consiglio comunale: in diretta streaming e con le porte rigorosamente chiuse al pubblico per via delle norme anti.contagio.

È stato lui il 22 novembre del 1920 l’ultimo eletto democraticamente prima del ventennio fascista, è stato lui la guida della prima “giunta rossa” del Comune di Livorno. Verrà letteralmente minacciato, aggredito e cacciato quasu due anni dopo, il 4 agosto 1922, quando il Palazzo comunale fu messo sotto assedio da fascisti provenienti da ogni dove, guidati Dino Perrone Compagni e da Costanzo Ciano.

«Ricordiamo un livornese – afferma il sindaco Luca Salvetti (con fascia tricolore delle occasioni solenni) – che fu professore di lettere al liceo classico, allievo di Giovanni Pascoli, amico di Amedeo Modigliani e primo sindaco socialista della città. Un uomo che ha rappresentato una pagina gloriosa della vita cittadina, finita tragicamente a causa della violenza e della sopraffazione fascista».

Salvetti, davanti a sé, ha due ponderosi libri. Si tratta di materiale che proviene dagli archivi: sono verbali dell’investitura di Mondolfi «con la sala gremita di livornesi festanti» e quelli dell’esautoramento della giunta «pagine che mettono i brividi».

A Mondolfi (e al fedele consigliere Giuseppe Emanuele Modigliani) fu intimato di lasciare subito Livorno. Cosa che fece, ma non bastò: fu infatti perseguitato per il resto della vita. «Tradito dai vecchi compagni di studi, come Giovanni Gentile, fu vittima di vili aggressioni». Gli venne imposto il trasferimento ad Ascoli Piceno, dove, destituito dal suo ruolo di insegnante, si ammalò. L’ultima fase di vita la trascorse a Firenze: nel capoluogo subì i medesimi abusi e morì nel 1941.

«Solo dopo la guerra , nel 1946, – questo l’argomentare del sindaco – riprese il ciclo politico democratico: un susseguirsi di amministrazioni di sinistra e progressiste a dimostrazione del forte spirito che tutt'oggi caratterizza la città».

Il sindaco conclude svelando uno dei suoi grandi obiettivi.«In tanti anni di attività in questa sala ho visto di tutto: preziosi e illuminati interventi ma anche comportamenti assurdi e inconcepibili. Se riusciamo nel mandato a rimettere in fila i comportamenti, eliminando gli atteggiamenti sbagliati, avremo sicuramente ottenuto un grande risultato».

Pietro Caruso, presidente del consiglio comunale, evidenzia la frase che Perrone Compagni e Ciano pronunciarono a mezzogiorno di quel 4 agosto ’22 : «Sindaco Mondolfi, onorevole Modigliani, sono le ore 12, alle due di oggi dovrete avere abbandonato Livorno, in caso contrario vi impiccheremo in piazza. Ci siamo intesi?».

«Attualizzare è impossibile», spiega Caruso: «Anche perché nei giorni precedenti erano stati uccisi due consiglieri Pietro Gigli e Luigi Gemignani. Chi vive oggi questo consiglio non può dimenticare che deve la sua libertà d’espressione a questi sacrifici».

L’assessore alla cultura Simone Lenzi cita Umberto Eco e si sofferma sul significato del termine "popolo". «Il fascismo è, per dirla con Eco, caratterizzato da un populismo qualitativo. Una piccola parte di cittadini che incarnerebbe la volontà di tutto un popolo. Il popolo nel fascismo diventa una finzione teatrale. Una dittatura che pretende di farsi portavoce, attraverso il suo leader, della volontà di tutti gli italiani. Invece è una volontà personale di potenza cieca e distruttiva».

Concludono la serie, gli interventi approfonditi del professor Maurizio Vernassa e dell’ex vicesindaco socialista Massimo Bianchi: ad illustrare le tappe che portarono al quell’infausto 4 agosto (il primo) e come negli anni successivi, anche Livorno ebbe una forte deriva confomista «come conferma la foto del 1933 che immortala l’adunanza del Duce in piazza della Repubblica» (il secondo).

Due voci che chiedono al sindaco di proseguire nel lavoro intrapreso e di approfondire costantemente questioni storiche di tale importanza. «Sarebbe straordinario – conclude Bianchi – avviare un processo per riportare le spoglie di Mondolfi , che riposano a Firenze, al Famedio di Montenero. Potrebbe essere un gesto di riconciliazione con la sua città che un tempo lo allontanò». —

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