Morì in discoteca a soli 19 anni Condannati l’amico e lo spacciatore
La sentenza in abbreviato è arrivata a un anno dalla tragedia Il pusher assolto dall’accusa legata alla morte della giovane
livorno
Due condanne per la morte di Erika Lucchesi, la diciannovenne che ha perso la vita per un malore il 20 ottobre 2019 mentre si trovava nella discoteca Mind di Sovigliana, a Vinci. A poco più di un anno da quella tragica notte, il giudice di Firenze ha pronunciato una duplice sentenza nel processo con rito abbreviato.
Condannato a 3 anni di reclusione uno degli amici della giovane, Matteo Nerbi, accusato di spaccio di lieve entità e di morte in conseguenza di altro reato, oltre a una provvisionale complessiva di 600 mila euro. Quattro anni e 8 mesi, oltre a 20mila euro di multa, per Emir Achour, il ventottenne tunisino che avrebbe portato nel locale le pasticche di ecstasy risultate letali per Erika. Per lui è stato riconosciuto solo il reato di spaccio, nel suo caso di non lieve entità. Assolto perché il fatto non sussiste invece dall’accusa di morte in conseguenza di altro reato. In attesa delle motivazioni, che saranno rese note entro 90 giorni, è ragionevole ipotizzare che il giudice abbia ritenuto che Nerbi abbia fatto da intermediario tra il pusher tunisino ed Erika. Sarebbe stato lui, insomma, a fornire alla ragazza le pasticche di ecstasy, tutte marchiate con l’inconfondibile doppia “C” del marchio di moda “Chanel”, che poi lei ha assunto arrivando in poco tempo all’arresto cardiocircolatorio che l’ha portata alla morte. La droga sarebbe stata fornita da Achour. Non sarebbero invece state considerate sufficienti le prove del fatto che quella notte al Mind il tunisino, assistito nel processo dell’avvocato Massimo Parenti, abbia avuto un rapporto diretto con Erika. Da qui la sua assoluzione dall’accusa di morte in conseguenza del reato di spaccio. Una sentenza che non convince il legale di Matteo Nerbi, avvocato Francesco Atzeni, che ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. Secondo la tesi sostenuta dal difensore, Nerbi non sarebbe colpevole del reato di spaccio. Semmai ci sarebbe stato un consumo di gruppo da parte di Erika e dei suoi amici. Inoltre Nerbi avrebbe ceduto le pasticche alla diciannovenne solo dopo forti insistenze da parte di lei. Da qui, la decisione di ricorrere in appello contro la condanna a tre anni, già scontata di un terzo in virtù del rito abbreviato. Quanto ad Emir Achour, secondo le indagini, coordinate dal pm della procura di Firenze Fabio Di Vizio, quella notte il tunisino si trovava senza alcun dubbio nella discoteca. Lo confermano le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, e lo confermano anche alcuni presenti poi sentiti dai carabinieri. Ma la testimonianza che lo incastrerebbe in modo definitivo è quella di un’amica di Erika. La giovane, che era con lei quella maledetta notte, ha riferito che poco prima di sentirsi male la diciannovenne le aveva confidato di aver comprato della droga e di aver ingerito quattro pasticche.
Il tunisino, indagato fin da subito, si era reso irreperibile ed è stato arrestato dai carabinieri pochi mesi fa in un appartamento a Livorno, nella zona della stazione centrale, appena era rientrato in città. In base alle indagini, quando seppe della del malore di Erika Emir Achour si trovava ancora in discoteca. Per eludere i controlli dei carabinieri all’uscita del locale iniziò a regalare le pasticche di ecstasy agli altri avventori presenti, in modo da essere pulito in caso di ispezione da parte dei militari. Stralciata, e ancora al vaglio degli inquirenti, la posizione della quarantottenne titolare della discoteca, finita anche lei fin da subito sul registro degli indagati. —
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