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Il peso del coronavirus sulle palestre: «Non ci resta che aspettare»

Claudia Guarino
Alberto Dodoli
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Alberto Dodoli

Alla Piramide c’è grande attesa per le future decisioni del governo. Il titolare: «Siamo in regola  da quando abbiamo riaperto. Ora possiamo solo sperare»

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CECINA.  Prima di entrare misurarsi la febbre al termoscanner, grazie. Dopodiché, spruzzare lo spray sullo zerbino e disinfettarsi le scarpe. Ok, adesso possiamo raggiungere gli spogliatoi. I vestiti e le scarpe vanno dentro una borsa, la borsa va dentro un armadietto e la mascherina va sul volto. «Seguiamo le disposizioni da quando abbiamo riaperto, il 25 maggio - dice Alberto Dodoli titolare, insieme a Rodolfo Selvaggio, della palestra Piramide, a Cecina - Qualche esempio: abbiamo triplicato la quantità di carta utilizzata per igienizzare gli attrezzi, abbiamo ridotto la capienza della sala da 30 a 14 posti, gli istruttori ricordano ai clienti le norme e igienizziamo le docce più volte al giorno. Insomma, abbiamo fatto e stiamo facendo il possibile».

Dodoli si augura che basti affinché la sua palestra possa rimanere aperta, ma il destino della Piramide è legato a doppio filo con quello delle altre strutture simili alla sua. «Noi è da giugno che ci aspettiamo un controllo - dice - ma per ora non abbiamo ancora visto nessuno». È un caleidoscopio di emozioni e le più nitide, al momento, sono due: timore e speranza. Timore perché «chiudere non fa mai bene. L’altra volta abbiamo perso 120mila euro di incassi». Speranza perché «se il governo decidesse di lasciarci aperti a qual punto, forse, non ci riterrà più un luogo di contagio». Palestra e piscina. Corsi a numero chiuso. Sugli attrezzi a due metri di distanza e in vasca separati. «Vedo che adesso le persone sono più coscienziose, anche se c’è un po’ di nervosismo». Questi sono giorni infiniti. Alberto e Rodolfo trattengono il fiato, nell’attesa di una decisione che potrebbe cambiare le loro vite lavorative. E in parte è già così.

«Da qualche giorno qui viene molta meno gente - dice Dodoli - Questa è una settimana difficile perché, non essendo chiaro se potremo rimanere aperti o meno, i clienti tendono a non fare abbonamenti. Peccato, perché da maggio ad ora stavamo andando bene. Avevamo fatto praticamente gli stessi numeri del 2019. E stamani ho ringraziato tutti i ragazzi per come si stanno comportando e per come stanno lavorando». La vita nella palestra di via Santa Barbara scorre “normalmente”, ma l’atmosfera è come se fosse sospesa. «Aspettiamo», dice Dodoli. Il problema è che è un’attesa continua. «Non sappiamo come andranno le cose la prossima settimana. Né cosa succederà tra un mese. Mi sembra che si vada avanti a tentativi».

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