Tra affreschi, marmi e pareti arancioni ecco il nuovo Enriques sulle ceneri dell'ex magistrale Palli
La succursale del liceo di via della Bassata è pronta dopo mesi di lavori, operai in azione per togliere centinaia di scritte risalenti anche agli anni ’80
LIVORNO. No fear, no future, die young. “Nessuna paura, nessun futuro, muori giovane”.
Il secondo piano dell’ex succursale dell’ex magistrale Palli è il simulacro della scuola che fu.
“Ornella ti amo troppo”.
“Tu fossi una lacrima non piangerei mai per la paura di perderti”.
“Amsterdam stiamo arrivando”.
Sui muri delle aule, delle porte, nei corridoi è vergata dalle giovani calligrafie di centinaia di studenti la storia di generazioni di livornesi ora adulti, i loro amori, i loro sogni, fotografie di una quotidianità scolastica alla fine simile per tutti.
«Abbiamo trovato scritte risalenti anche ai primi anni 80», racconta Marida Bessi, presidente della Provincia mentre gli imbianchini sono al lavoro per dare l’ultimo tocco di decoro all’edificio che da giovedì prossimo diventerà la nuova succursale del liceo Enriques, spazzando via con una pennellata color arancio decenni di graffiti, incisioni, ricordi e anche le recenti polemiche per gli spazi mancanti allo scientifico.
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È l’inizio della nuova vita di questo palazzo antico costruito quasi due secoli fa, dai cui finestroni illuminati dal sole del mattino gli studenti dell’Enriques potranno ammirare sullo sfondo la facciata imponente della chiesa del Soccorso e dirimpetto il vecchio liceo classico Niccolini Guerrazzi.
I primi due piani sono pronti. Adesso una squadra di una decina tra muratori e imbianchini sta riportando a nuova vita anche l’ultimo piano. «In tre o quattro giorni i lavori saranno completati, giovedì 15 ottobre al massimo la scuola sarà consegnata alla preside dell’Enriques», continua Bessi.
Per il liceo è un momento storico. Perché da alcuni anni la scuola sta vivendo un paradosso: il successo delle sue proposte didattiche è finito per diventare un boomerang. Troppi nuovi iscritti, troppe nuove sezioni che nell’edificio di via della Bassata non trovano posto. E dopo vari esodi, prima a Porta a Mare, poi al geometri, saltata l’opzione Calafati, la Provincia è stata brava a trovare una succursale vera e propria.
In che modo la dirigente Nedi Orlandini deciderà di rivedere l’organizzazione interna è ancora da definire. In un primo momento la preside aveva annunciato l’intenzione di mettere 18 classi in via Goldoni, prevedendo un’alternanza di 36 classi, tre giorni a settimana ciascuna.
Ma qualcosa potrebbe ancora cambiare nei piani. Ieri al collegio docenti si è parlato anche di questo.
Ciò che è certo è che la nuova succursale dell’Enriques ha 30 stanze a disposizione. «Non tutte sarà possibile adibirle ad aule, ma la maggiorparte sì», spiega il vice presidente della Provincia Pietro Caruso.
Ieri mattina i vertici di palazzo Granducale hanno aperto per la prima volta i portoni della scuola alle istituzioni con una visita riservata al prefetto Paolo D’Attilio (che si era preso molto a cuore la questione) e alla preside Orlandini, che per la verità è quella che la scuola di via Goldoni la conosce meglio di tutti, avendo diretto per anni il Niccolini-Palli nella cui disponibilità l’edificio era inserito fino allo scorso anno scolastico.
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Ma la Orlandini si è trovata a camminare tra i corridoi e le aule di una scuola trasformata: «I lavori prevedevano inizialmente soltanto il rifacimento del tetto e della facciata», spiega la Bessi insieme ad Anna Rosselli, responsabile delle reti scolastiche della Provincia nonché direttore del Museo di storia naturale. «Ma quando abbiamo ottenuto i nuovi finanziamenti, abbiamo ritenuto intelligente intervenire immediatamente all’interno, in primis sulla tenuta dei soffitti, poi con il ripristino dei bagni, delle pareti di classi e spazi comuni, dell’illuminazione. In tutte le classi abbiamo installato luci a led Beghelli, a risparmio energetico».
Il risultato è sorprendente: l’ingresso nel plesso, per chi non c’è mai stato prima, lascia finanche a bocca aperta. Dall’atrio circolare con le pareti effetto marmo, si accede a due lunghi corridoi dal colore arancione scelto dai tecnici della Provincia per dipingere tutto l’edificio. Le classi sono di varie dimensioni, poche quelle particolarmente spaziose. Quelle affacciate su via Ernesto Rossi e via Magenta hanno tutte una particolare: il grande fascio di luce che arriva ad illuminare gli ambienti. Ma la vera sorpresa arriva quando si alza la testa e in alcune delle aule ci si trova sovrastati da affreschi rappresentanti scene di caccia, momenti mitologici, simboli nobiliari, dipinti non antichi ma piacevoli, capaci di trasmettere un’aura diversa, addirittura aulica all’ambiente scolastico. «Siamo contenti, il risultato positivo è la consegna alla città di una scuola che rappresenta anche un patrimonio storico artistico ristrutturato - dicono in coro Bessi e il suo vice Caruso -. Se ci sono stati dei ritardi, ci dispiace - aggiungono riferendosi alle polemiche di una parte di insegnanti e genitori per lo slittamento di parte dei lavori dopo l’inizio dell’anno scolastico - ma abbiamo ritenuto che fosse un’occasione unica per migliorare la struttura e consegnarla a studenti e docenti nelle condizioni di maggior sicurezza, accoglienza e funzionalità possibili».
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Adesso inizia il count down: la prossima settimana, con la consegna delle chiavi, la dirigenza del liceo dovrà provvedere ad allestire gli spazi e a disporre banchi, cattedre, lavagne oltre ai computer nell’aula circolare del primo piano destinata all’informatica. Poi - garantiscono dalla Provincia - lunedì 19 ottobre la campanella dell’ex magistrale tornerà a suonare per i liceali dell’Enriques. —
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