«Tempesta evitata per un soffio ma che paura quel vento forte»
Gaia Cerri lavora nell’edificio dove ora c’è il centro operativo comunale «Questa volta la struttura del Lillatro è stata risparmiata»
l’altra storia
Anche Gaia Cerri, come Romina Colombini, venerdì sera è uscita dal lavoro per andare a casa. L’ha fatto qualche minuto prima e, là fuori, l’inferno è scoppiato non appena si è chiusa la porta di casa alle spalle.
«È incredibile - dice - mi sono fermata qualche minuto in più al lavoro perché dovevo aiutare un’allieva. Se avessi tardato anche solo altri cinque minuti in più mi sarei trovata in mezzo alla tromba d’aria. Fa effetto pensare una cosa del genere».
Gaia, 24 anni, lavora nella palestra del Lillatro, quella che è stata allestita per accogliere il centro operativo comunale. «Per fortuna questa volta è stata risparmiata dalla tromba d’aria - dice Cerri - Perché in passato è capitato che fosse stata scoperchiata dal vento. In quella zona succedono spesso cose simili.
Infatti ieri (venerdì ndr) quando sono uscita dalla palestra mi sono detta: c’è un’aria particolare, strano che non sia ancora successo niente». Poi ha preso la via di casa, verso Rosignano Marittimo. Passando proprio dalla zona colpita dalla tromba d’aria.
«Sono passata di lì cinque minuti esatti prima del disastro - racconta - E tornando a casa ho visto qualche albero a terra, a bordo strada». Perché, oltre alla case scoperchiate e alla tensostruttura dei Canottieri distrutta, venerdì c’erano anche parecchi alberi sradicati e finiti a terra, invadendo la carreggiata.
«Mi ha fatto impressione vedere le immagini di via Veneto, che percorro tutti i giorni, in quelle condizioni. Era coperta completamente da alberi. E conosco famiglie le cui auto sono state distrutte da tegole vaganti e alberi. Quella zona è maledetta».
E le immagini di venerdì sera, di un Lillatro devastato dal passaggio della tromba d’aria, rimarranno per molto tempo nelle menti della comunità. Le strade invase da pini sradicati, i palazzoni scoperchiati, le tegole conficcate nelle auto in sosta e, poi, la tensostrutturra che copriva i campi da tennis completamente distrutta. —
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