Il presidio
Un vortice di note e emozioni con la Banda dei Carabinieri
Gran finale alla Terrazza Mascagni con il suggestivo concerto della storica formazione musicale
LIVORNO
Chiusura migliore non poteva esserci. Per l’ultimo evento del Mascagni Festival, anno zero, Livorno indossa nuovamente i suoi affascinanti colori, proponendo il fondale perfetto per il concerto, alla terrazza Mascagni, della Banda dell’Arma dei Carabinieri. Un tramonto velato, la temperatura mitigata da una leggera brezza, uno spicchio di luna apparsa all’imbrunire, che regala un tocco di poesia e si sposa magicamente con la bellezza della musica suonata. La platea conta circa un migliaio di persone (comprese le massime autorità cittadine), ma, forse altrettante, trovano posto dietro le transenne, in piedi, pur di non perdere questa straordinaria occasione. La performance è introdotta e accompagnata dall’illuminata narrazione del professor Daniele Salvini, che, dal leggio posto alla destra del podio, racconta le varie vicende relative ai brani in programma e ai loro autori. «La banda musicale dell’arma - spiega - è conosciuta ed apprezzata nel mondo, ottiene successi presentando un repertorio di brani classici, moderni, contemporanei, oltre le marce militari. Composta da oltre cento elementi, fu costituita nel 1920, affidata al maestro Luigi Cirenei. Allievo di Pietro Mascagni dal 1895 al 1902, al liceo musicale di Pesaro». Il concerto si divide in quattro parti, ed è diretto dal colonnello Massimo Martinelli. Si comincia coi classici: la Norma di Vincenzo Bellini «compositore che insieme a Donizetti divenne protagonista del “romantico”, dopo Rossini e prima di Verdi», prosegue con la “Città eterna“ una partitura di Mascagni ritrovata di recente, e l’intermezzo del Ratcliff. E si chiude con un passaggio “pucciniano”, una sintesi delle note più belle della “Madama Butterfly”. Poi c’è lo struggente momento dedicato al cinema e ad Ennio Morricone: Baaria, Nuovo Cinema Paradiso (di Giuseppe Tornatore) e il “Gabriel’s Oboe” da Mission, con i brividi che scorrono lungo la schiena degli spettatori. E momenti dalla Vita è Bella di Nicola Piovani, potentissima. Salvini introduce la terza tornata di pezzi che partono con la “danza delle ore” di Amilcare Ponchielli, deliziosa composizione di colui che fu maestro di Mascagni al conservatorio di Milano. E quindi l’atteso intermezzo di Cavalleria inedito arrangiamento per soli fiati), che «fu scritto non per ispirazione, ma per assecondare le regole del concorso Sonzogno». Il gran finale è affidato alla parte istituzionale con l’omaggio al “Tuscania”, la “Fedelissima” e l’inno nazionale (dedicato al presidente Carlo Azeglio Ciampi) col pubblico in piedi che canta. Troppo bello per non chiedere il bis: a sorpresa la banda esegue ancora Morricone, stavolta gli immortali pezzi del film di Sergio Leone: C’era una volta il west e Il buono il brutto e il cattivo. Standing Ovation. «E’ spettacolare - commenta Luca Salvetti, sindaco - vedere uno scenario come quello di stasera. Sono stati dieci giorni molto intensi dove abbiamo saputo raccontare un pezzo di storia della città nel suo luogo più bello. Tutto è filato via liscio e siamo veramente contenti. E questa è la degna chiusura per l’omaggio ad un grande personaggio livornese. La forza di Livorno sta tutta in queste storie straordinarie, nobilitate da straordinarie realtà come la banda dell’area dei carabinieri, che ringrazio enormemente a nome di tutta la cittadinanza». Protagonista assoluto della serata, Massimo Martinelli, colonnello, da vent’anni direttore della banda. «Per noi è stato un vero e proprio ritorno alla musica - dice-: erano sei mesi che non suonavamo e qui a Livorno abbiamo ripreso i concerti in maniera ufficiale. Onorati di essere in questa città, che tra le altre cose conosco molto bene, per aver frequentato in tempi passati l’Accademia Navale, avendo cominciato il mio percorso in Marina. Spero davvero di trovare altre occasioni utili per poterci suonare di nuovo». E conclude . «Un’emozione unica dirigere nella Livorno di Pietro Mascagni.Un grande compositore che è stato molto vicino alla banda dell’arma, per essere stato insegnante di Luigi Cirenei, uno dei miei predecessori, l’autore della marcia di ordinanza. Un onore che, in certi momenti, mi ha fatto venire la pelle d’oca». —
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