Il presidio
Restaurato il Capitan Launaro È il gozzo più antico della città
Costruito nel 1925, tre anni fu ritrovato abbandonato in un terreno vicino alle Spiagge bianche Grazie al cantiere Lorenzoni è tornato a splendere ed è stato restituito alla storia di Livorno
il racconto
Tre anni fa fu ritrovato abbandonato in un terreno vicino alle Spiagge bianche, a Vada. Di quel glorioso gozzo, il Capitan Launaro, non rimaneva più niente. E oggi, 36 mesi dopo, è finalmente tornato a splendere. Restaurato grazie alla generosità del cantiere Lorenzoni, di Luciano Lorenzoni, è stato finalmente restituito alla città dopo un lungo lavoro del maestro d’ascia. E ieri mattina, alle 9, in piazza del Municipio alla presenza dei responsabili del Palio marinaro e del sindaco Luca Salvetti si è svolta una breve cerimonia per omaggiare proprio il ritorno dell’imbarcazione, costruita nel 1925 dal cantiere Fratelli Mengheri e modello per la seconda serie di gozzi a dieci varata nel 1936 seguendo questa volta un progetto unificato, mentre prima ogni rione si costruiva il gozzo in proprio.
Il nome della barca ricorda il dramma del sommergibile “Sebastiano Veniero”, inabissatosi con tutto il suo equipaggio il 25 agosto del 1925 a Capo Passero (a Siracusa, in Sicilia). Fu speronato in emersione dal piroscafo Capena durante alcune esercitazioni navali. L’episodio, all’epoca, ebbe naturalmente molta risonanza e tuttora viene ricordato dalla Marina militare. A bordo del mezzo nautico c’erano anche due livornesi, l’allievo fuochista ventenne Orlandino Orlandini, residente ad Antignano (in piazza del Castello) e il direttore di macchina, il capitano Alberto Launaro, 32 anni e nato in Borgo Cappuccini (la sua famiglia abitava in piazza Mazzini e il padre aveva un negozio di terraglie in via Cavalletti). La morte di Launaro suscitò grande sconcerto e commozione in Borgo e al capitano fu così scelto di intitolare la nuova imbarcazione. Che ieri è stata finalmente restituita alla città e, dopo la presentazione di piazza del Municipio, è stato trasportato nella nuova sede del comitato in via di allestimento, all’angolo fra via del Porticciolo e gli scali Finocchietti.
Una storia di vittorie, quella del gozzo, che applaudito dagli abitanti di Borgo e dalla madre del capitano Alberto, vinse ben dieci pali su 13 disputati. «Vinse ulteriori tre pali gareggiando sotto altre bandiere – ne ha così ricordato la storia, con una nota, l’amministrazione comunale – e con il passare del tempo, la guerra, la scarsità di risorse e un po’ di incuria il Capitan Launaro rischiò di andare in malora, affondando in mare, seguendo lo stesso destino di colui a cui era stato intitolato. Ma grazie alla sensibilità di Gino Falanga che lo recuperò e di Maurizio Quercioli che si è battuto per restaurarlo, oggi il gozzo ritorna in splendida forma con il compito di raccontare la storia del Palio marinaro e delle tradizioni labroniche». «Bisogna ringraziare la generosità di Luciano Lorenzoni e del suo cantiere – conclude Maurizio Quercioli, il presidente del comitato organizzatore del Palio marinaro – che gratuitamente ha restaurato l’imbarcazione, recuperandola a proprie spese. Non è stata un’impresa facile, perché era veramente ridotta male». —
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