«Insegnanti di sostegno assenti, ed era così anche prima del virus»
La lettera di Elena Mataresi, presidente di Disabilandia, realtà vicina ai bimbi con disabilità
la lettera
Sull’edizione di ieri abbiamo raccontato la storia di Anna, una studentessa di 17 anni del liceo Niccolini Palli, costretta a passare il primo giorno di scuola a casa. Il motivo? I soliti ritardi burocratici, uniti alla difficoltà oggettiva che il Paese sta attraversando nell’organizzare la partenza dell’anno scolastico, anche e soprattutto alla luce delle norme anti-Covid. Il problema di Anna, come ha spiegato la mamma al Tirreno, è legato alla mancanza dei cosiddetti Osa, gli operatori socio-assistenziali, che svolgono funzioni di supporto primario ai ragazzi, come l’aiuto nell’uso dei servizi igienici o nell’assunzione dei pasti. La scuola ha comunicato alla mamma di Anna che per sua figlia è garantita solo un’ora e mezzo di lezione. Ma senza la possibilità di accompagnare la ragazza in bagno, perché gli operatori preposti non ci sono. Il che ha costretto la famiglia a tenere la studentessa a casa.
Ecco di seguito l’intervento di Elena Mataresi, presidente di Disabilandia.
Elena Mataresi
Purtroppo mi trovo di nuovo a scrivere e non per cose positive. Lunedì è suonata la prima campanella, ma purtroppo, anche quest’anno, non è suonata per tutti.
Il Covid ha apportato notevoli cambiamenti al nostro stile di vita e mentale: alla riapertura dopo la chiusura totale per contenere la pandemia sembrava che tutti avessimo capito quali erano le vere priorità della vita, ho sentito parlare moltissimo di disabilità e persone con fragilità, ma come sempre per troppo poco tempo.
Perché per la riapertura delle scuole come priorità dovevano essere nominati gli insegnanti di sostegno per far sì che i ragazzi, dopo uno stop obbligato di 7 mesi, dove improvvisamente è cambiata la vita di tutti – e sappiamo benissimo che le routine sono basilari per questi ragazzi – trovassero subito un insegnante che sarà il loro punto di appoggio per tutto l’anno, la loro spalla, la persona su cui possono contare.
Quella figura doveva già essere nominata e pronta ad accogliere e rassicurare i nostri ragazzi.
Sarebbe dovuto accadere in corrispondenza del primo giorno di scuola. E invece...
Questa situazione, però, non è data dalla dura prova che il Covid ci mette davanti ogni giorno.
Questo è un modus operandi che va avanti da troppo tempo. Il Covid poteva invece cambiare questa “musica”, ma sembra che sia l’unica cosa che non è riuscita a cambiare. Da madre e da presidente di Disabilandia esprimo tutta la mia solidarietà alla famiglia di Anna, la ragazza delle Palli rimasta a casa perché non aveva assistenza per poter andare in bagno. E la esprimo a tutte quelle famiglie che ieri hanno “gridato” tramite i social, da ogni parte d’Italia, la loro problematica.
Inoltre volevo esporre la mia paura per i troppi assembramenti che ci sono davanti alle scuole dove i ragazzi neanche usciti di scuola si tolgono subito le mascherine. Credo che dovrebbe esserci una vigilanza che informi i ragazzi, per fare in modo che le scuole non vengano chiuse di nuovo.
presidente di Disabilandia
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