Livornesi come Pietro: una serata di gala perfetta tra emozione e orgoglio
Tanti applausi per gli artisti sulla Terrazza che porta il nome del grande musicista Il sindaco Salvetti: «Fatto il salto di qualità, possiamo organizzare grandi eventi»
LIVORNO
Sulla terrazza Mascagni l’atmosfera è vibrante. Lo si avverte già dal tardo pomeriggio, quando le sfumature del tramonto settembrino colorano Livorno, preparandola idealmente per la serata di gala, dedicata ad uno dei suoi figli più illustri: Pietro Mascagni. Si attende l’inizio, la musica del maestro, con l’orgoglio di esserne concittadini. Sembra quasi di vivere un sogno. L’ingresso dei musicisti viene accolto da un applauso sentito, la cui intensità si eleva al momento in cui appaiono sulla scena i cinque protagonisti dello spettacolo: il tenore Angelo Villari, la soprano Amarilli Nizza, la mezzosoprano Sonia Ganassi, la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, e poi lui, l’attesissimo Luca Zingaretti. Quando l’orchestra della Toscana suona la prima nota, sono 700 gli spettatori seduti, ma ce ne sono altrettanti, forse qualcuno in più, assiepati (ma non assembrati), dietro le transenne che delimitano la zona. Ci siamo: la partenza è affidata al preludio di Cavalleria Rusticana, e quando il tenore attacca con “La siciliana”, i brividi corrono sottopelle, e occhi e orecchie non possono staccarsi da tale beltà. La Venezi, in abito verde, si muove con una disinvoltura impressionante, le sonorità Mascagnane illuminano il cielo livornese. Tra il pubblico c’è anche Maria Teresa Mascagni, novantenne, nipote del compositore, l’unica presente ad averlo conosciuto. È molto emozionata. Da lì prende il via una cavalcata meravigliosa, qualitativamente impressionante, dove oltre ai brani immortali di “Cavalleria”, ci sono, tra gli altri “pezzi” tratti da Iris, Guglielmo Ratcliff, e composizioni operistiche dei suoi contemporanei appartenenti alla giovane scuola (Puccini, Catalani, Donizetti). Un viaggio straordinario che si conclude con la scoppiettante sinfonia delle Maschere, fuori programma ma apprezzatissima dalla platea. Un viaggio impreziosito dagli interventi narrativi di Zingaretti, che ha confermato di essere uno degli attori più capaci degli ultimi anni. La sue interpretazione della drammaturgia scritta da Michele Santeramo, inedita, affascinante, è stata così intensa, da veleggiare sulla stessa lunghezza d’onda della parte musicale. «La suggestione di un luogo bellissimo - commenta il sindaco Luca Salvetti - , impreziosita da scelte organizzative e da una proposta culturale di assoluto livello. Lo dicono i livornesi che lo hanno visto e tutti quelli che sono arrivati da fuori, a partire dalla famiglia Mascagni. Dopo la mostra di Modigliani, Effetto Venezia organizzato in quel modo, ora il festival Mascagnano: tre indizi fanno una prova. Livorno può fare i grandi eventi: insieme abbiamo compiuto un salto di qualità». Al settimo cielo anche il direttore artistico del Festival, Marco Voleri. «Non c’è molto da dire: una serata di alto profilo artistico, dove Luca Zingaretti con un monologo inedito racconta in maniera particolare la storia di due uomini che si affrontano a duello, dove i tre cantanti sono stati eccellenti, dove la stessa orchestra ha suonato per quasi due ore un repertorio verista molto impegnativo». Nell’applauso finale c’è un sentito messaggio d’amore, col quale la città omaggia il maestro. «Tutto perfetto - dice Guia Farinelli Mascagni, pronipote di Pietro-. Ci siamo sentiti accolti da stima ed affetto infiniti. Parte integrante di una grande famiglia: quella livornese». —
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