Il presidio
Berta maggiore uccisa da un amo e abbandonata sulla spiaggia
Calambrone
Una Berta maggiore, un volatile di specie protetta, uccisa dall’incuranza di un pescatore. La carcassa dell’uccello è stata scoperta sabato mattina durante un’uscita di birdwatching lungo la costa del Calambrone. Attaccata alle zampe, con gli “ancorotti” piantati su entrambi gli arti, una grossa esca artificiale utilizzata perla pesca di tonni o di lecce.
Le ipotesi plausibili sono che la Berta sia stata “allamata” causalmente durante una battuta di pesca “a traina”, una volta recuperata il pescatore ha pensato bene (anzi, male...) di disfarsene semplicemente tagliando il filo (che era reciso di netto in prossimità dell’artificiale) oppure che siamo di fronte ad un ennesimo atto di abbandono volontario o meno non è influente, di attrezzature per la pesca sportiva.
Probabilmente l’esca artificiale abbandonata alla deriva ha incuriosito la Berta, che inizialmente è rimasta allamata con una delle tre ancorette, poi plausibilmente, nel tentativo di liberarsi si è condannata a morte certa dopo una lunga sofferenza.
Quale sia effettivamente la dinamica che ha portato alla morte di questo splendido uccello pelagico poco importa. La sostanza è che ha sicuramente resistito alcuni giorni, senza poter riprendere il volo perché per farlo ha bisogno della spinta delle zampe e quindi, senza potersi alimentare, si è spiaggiato definitivamente nell’area adiacente alla foce dello Scolmatore dove è morta. «Una fine ingiusta generata da un connubio di irresponsabilità e crudeltà - scrivono Giuseppe Vecchio, Giovanni Tartarelli e Giorgio Paesani, birdwatchers e ornitologi - In questi casi basta avvolgere la berta in un telo, tagliare il filo e portarla al Centro Recupero Marini e Acquatici della Lipu di Livorno, che opera da decenni ed è una realtà conosciutissima in tutta Italia. Ogni anno in tutto il mondo decine di migliaia di uccelli marini muoiono per il cosiddetto “bycatch”, cioè la cattura accidentale per mezzo di attrezzi di pesca, per non contare quelli che muoiono avvelenati dalle nostre sostanze inquinanti o soffocati dalla nostra plastica. Speriamo solo che raccontando la storia della berta del Calambrone chi va per mare o ci lavora, chi ci vive vicino e chi amministra e decide, guardi questi uccelli con un occhio diverso e con maggiore gentilezza».—
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