Inchiesta sul Palio Marinaro, prosciolti i tre indagati: «La notizia di reato è infondata»
Le accuse per gli ex vertici erano di peculato e truffa. Le indagini suppletive e i documenti depositati hanno chiarito tutti i dubbi
LIVORNO. «La notizia di reato è infondata, né si intravedono spazi per ulteriori sviluppi investigativi che possano dare corpo all’ipotesi accusatoria». Con queste parole il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, dopo la richiesta di archiviazione deposita dalla pubblico ministero Ezia Mancusi, ha messo la parola fine all’inchiesta sugli ex vertici del Palio Marinaro spazzando via anche le ombre che si erano addensate sulla gestione dei soldi pubblici destinati al remo livornese. Nei guai, con l’accusa di peculato per una cifra che sfiorava i 20mila euro, era finito il presidente dal 2005 al 2015 Vittorio Pasqui, 66 anni, e l’allora segretario Massimo Fastame, 71. Mentre la nuora di Fastame, Veronica Ulivieri, era stata indagata per truffa dopo aver svolto un lavoro di archiviazione per lo stesso Comitato.
Per capire le ragioni dell’archiviazione e del successivo proscioglimento dei protagonisti dell’indagine che ipotizzava «una responsabilità penale per la gestione dei fondi a disposizione del Comitato Palio Marinaro tra il 2011 e il 2014», è necessario leggere il documento firmato dalla pubblico ministero e depositato poi in tribunale. «Dopo la chiusura delle indagini (siamo nel dicembre 2018 ndr) Pasqui e Fastame – è la ricostruzione della magistrato – di essere interrogati». È in questa sede che l’ex presidente e il segretario hanno dato «indicazioni di alcune fatture che non erano state acquisite nel corso delle indagini e che a loro dire avrebbero consentito di giustificare le somme di denaro di cui si contestava agli indagati l’appropriazione».
Sono state poi le indagini suppletive chieste dalla procura a fare ulteriore chiarezza. «Le fatture indicate – scrive ancora la pm – venivano acquisite, e a seguito delle verifiche effettuate negli istituti di credito veniva accertato l’effettivo incasso degli assegni emessi in pagamento delle stesse». Tutto ciò – è la conclusione – ha consentito di ricostruire in maniera completa l’utilizzo dei fondi negli anni 2011, 2013 e 2014 e di giustificare le somme che sebbene indicate in bilancio non trovavano alcuna giustificazione nella documentazione contabile acquisita».
Sempre le indagini suppletive hanno permesso di chiarire (e smontare) anche l’ipotesi di truffa contestata alla sola Ulivieri. «Durante l’interrogatorio – si legge nella richiesta di archiviazione – l’indagata ha spiegato come le prestazioni occasionali fornite riguardassero la trascrizione di alcuni dati (equipaggi e risultati dal dopoguerra ad oggi ndr) di proprietà del Comitato, restituito dal Fastame al momento della cessazione d ella carica. Ecco perché la mancata verifica della presenza di tale elaborato elettronico sul computer nella disponibilità del Comitato porta a ritenere che gli elementi in atti non siano sufficienti a sostenere che tale attività non sia stata effettivamente compiuta dall’indagata».
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