Ma la didattica a distanza è solo un’emergenza, non una soluzione
Le alternative ci sono: con lo sdoppiamento delle classi più numerose, la ristrutturazione di spazi interni e l’individuazione di sedi adiacenti
l’intervento
Ecco l’intervento di Maurizio Sciuto e Lamberto Giannini, prof del liceo Enriques, dopo il documento di un folto gruppo di docenti dell’istituto di via della Bassata sulla “didattica a distanza” che ha suscitato dibattito a livello nazionale.
A settembre le scuole ripartiranno e in queste settimane si stanno studiando le misure da prendere per la riapertura. L'obiettivo dovrebbe essere coniugare il più possibile le misure anti-covid con la tutela del diritto allo studio, ma non sembra che ci si stia muovendo ovunque in questa direzione. In alcuni istituti i dirigenti non hanno escluso, ad esempio, che per le classi più numerose si possa ricorrere a una soluzione mista di didattica in presenza e didattica a distanza (la famigerata “dad”), una ipotesi che, a nostro avviso, limiterebbe fortemente la fruizione del diritto allo studio.
La “dad” è servita a dare una risposta d'emergenza durante il lockdown, ma dal punto di vista didattico-pedagogico è un disastro, perché comporta forti distorsioni del processo di apprendimento e una irrimediabile dispersione degli alunni più fragili o meno motivati. Tanto che 73 insegnanti del liceo Enriques hanno firmato un appello (poi sottoscritto anche da circa 1800 docenti di altre scuole) in cui si sono schierati decisamente contro ogni ipotesi di riproposizione della didattica a distanza a settembre. Per non parlare del fatto che l'introduzione della “dad” solo in un certo numero di classi, proprio quelle già penalizzate dal sovraffollamento, si creerebbe una inaccettabile sperequazione dell’offerta formativa, in violazione di una norma ribadita anche dalle linee guida ministeriali («le istituzioni scolastiche avranno cura di garantire, a ciascun alunno, la medesima offerta formativa»).
Le soluzioni alternative ci sono: lo sdoppiamento delle classi più numerose, da ottenere in fase di definizione dell'organico di fatto; una parziale ristrutturazione interna degli spazi per creare aule capaci di ospitare più alunni; l'individuazione di spazi ulteriori in altre sedi o soluzioni edilizie nelle aree adiacenti alle scuole (prefabbricati ecc). Certo, tutto ciò comporterebbe costi aggiuntivi, ma gli aggravi di spesa sarebbero pienamente giustificati dalla necessità di garantire una effettiva tutela del diritto allo studio nelle attuali condizioni di emergenza; necessità oggi invocata a gran voce non solo dagli studenti, dalle famiglie e dal personale della scuola, ma anche dalle istituzioni e dalle forze politiche e sindacali di ogni tendenza.
Ma c'è davvero la volontà di cercare una via d'uscita rigorosa? Il timore è che in qualche caso ci si stia muovendo verso soluzioni di comodo, più economiche e più facili da realizzare, certo, ma con ricadute decisamente negative sulla qualità della didattica che le scuole dovranno offrire l'anno prossimo ai propri alunni.
MAURIZIO SCIUTO
LAMBERTO GIANNINI
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