Il Tirreno

Livorno

Il pescatore dello squalo Mako ora rischia una denuncia: era in via di estinzione

A sinistra lo squalo Mako. A destra il pescatore livornese Stefano Frasca
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A sinistra lo squalo Mako. A destra il pescatore livornese Stefano Frasca

Livorno: la specie rientra nella convenzione Cites. La capitaneria di porto ha convocato Stefano Frasca per avere chiarimenti

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LIVORNO. Rischia di essere denunciato Stefano Frasca, il pescatore professionale di 46 anni che si è trovato uno squalo Mako impigliato nelle reti del suo peschereccio. È quanto spiega in una nota la capitaneria di porto, che lo ha convocato negli uffici per sapere di più sull’accaduto.

«Il pescatore – si legge nella nota della guardia costiera – non ha fatto i conti con il vigente divieto assoluto di pesca e l’obbligo di rigetto immediato in mare considerato che il Mako rientra fra le specie di squali protette dalle Convenzioni internazionali Cites di Washington e quella di Barcellona, che lo hanno catalogato tra gli animali a rischio estinzione. Lo squalo, stando a quanto emerso, sarebbe stato catturato accidentalmente dalla rete del peschereccio e scaricato sulla banchina del porto di Livorno senza avvisare le autorità competenti. Le indagini, in corso, proseguiranno da parte degli ispettori pesca della guardia costiera anche congiuntamente ai militari del nucleo carabinieri Cites per gli aspetti legati alla disciplina sul commercio internazionale della fauna selvatica minacciata di estinzione, al fine di scongiurare che le carni o altre parti dello squalo, siano state introdotte illegalmente sul mercato».
 

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