Il presidio
Un tetto per far rinascere l’eremo della Sambuca
Sos per evitare che la struttura, in pericolo per una trave ko, finisca per collassare L’idea di farne un centro di spiritualità. Gli abitanti della frazione: noi protagonisti
Mauro Zucchelli / livorno
A Gianni Rodari e Sergio Endrigo alla fin fine «per fare tutto ci vuole un fiore», alla comunità di Valle Benedetta semmai per fare un sogno ci vuole un tetto. Figuriamoci se alla Valle, spalancata com’è verso il mare e, dalla parte opposta, sul paesaggio delle colline, il cielo lo puoi rinchiudere in una stanza. Magari dentro un eremo: quello millenario della Sambuca, che però rischia di cadere a pezzi benché l’abbiano restaurato mica tanti anni fa. Colpa di una delle travi principali: è marcia. Dovesse cedere, difficile che non si porti dietro solaio e tutto il resto.
Il tetto serve a salvare un sogno: riportare l’eremo della Sambuca a essere quel che era alle origini. Cioè, appunto, un eremo: «Un luogo di spiritualità, crescita e rinascita», così l’ha definito ieri mattina il parroco don Cristian Leonardelli. Il progetto è stato portato sotto i riflettori al termine della liturgia domenicale: l’ha fatto, inutile dirlo, all’interno dell’abbazia che è il cuore della frazione incastonata nel verde alle spalle della città. Una scelta clericale? Può pensarlo solo chi non ha mai annusato neanche di lontano questo prete controcorrente.
E’ stato il progettista, l’architetto , a mettere l’accento sul bisogno di intervenire quanto prima: «Di recente sono crollate anche le spallette del ponte sulla via che dall’eremo portava a Livorno. E’ indispensabile una messa in sicurezza». Benché animati di ogni buona volontà, non ha aiutato certo il fatto che le competenze su questo cuore verde avessero sede a Massa Marittima, a cento chilometri di distanza.
«Ma adesso – queste le parole del consigliere regionale Francesco Gazzetti – c’è una opportunità da cogliere al volo: la Regione ha messo nero su bianco come riserva naturale regionale tutta questa zona fino ad arrivare al mare di Calafuria». A suo giudizio, è una svolta che nella prossima legislatura dovrà concretizzare gli strumenti operativi sia dal punto di vista della gestione sia sotto il profilo dei regolamenti. Come dire: è questo l’”autobus” sul quale salire per ottenere fondi al di là della dimensione locale.
E’ un concetto sul quale ha insistito il sindaco colligiano Adelio Antolini: «La rinascita dell’eremo è un obiettivo che ci interessa come amministrazione. Ma come possiamo intervenire? Uno: con un contributo. Due: velocizzando le procedure. Tre: cercando interlocuzione con altri soggetti istituzionali». E qui il riferimento è a «Provincia, Regione e anche più in alto». Il territorio municipale ha sì una forte presenza di industria e logistica ma – ha aggiunto – si estende anche su «una fascia collinare da valorizzare, tant’è vero che è stato istituito l’assessorato alle Colline affidandolo a Dario Fattorini».
Risulta fondamentale il ruolo che hanno in quest’operazione le realtà del territorio. In effetti, è la comunità della Valle Benedetta la protagonista della rinascita del territorio, e mica per benevola concessione ma perché sono proprio loro a essersi costituiti in combattiva associazione che si è messa in gioco in prima persona. Lo dice Leonardo Lepori, a nome dell’associazione: «Non ci fa paura rimboccarci le maniche: abbiamo fatto l’area pic-nic, sistemato qualche porta e alcune staccionate. Ben venga mettere a disposizione le nostre capacità, ma adesso serve di più: e staremo alle calcagna di chiunque». —
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