Picchiato in pizzeria da sette giovani «Calci, pugni e un bicchiere in faccia»
Gian Maria Massone stava facendo animazione con un cantante: «Ci hanno importunato, poi si sono accaniti su di me»
Tommaso Silvi / LIVORNO
Il suo lavoro è far divertire la gente. Animare le serate. Regalare allegria. In passato lo ha fatto nel suo locale, in città, il Monaco Viziato. Ora lo fa ogni venerdì, nella pizzeria di un amico. La sua ultima performance non è finita tra risate e applausi, come accade di solito. Ma al pronto soccorso. Col volto pieno di tagli e lividi. Dopo essere stato aggredito da sette giovani, alcuni addirittura minorenni. E dopo aver ricevuto un bicchiere in faccia, scagliato con violenza da pochi metri di distanza.
«È stato un attimo. Mi sono venuti addosso, sono finito a terra. Ho ricevuto colpi ovunque. Fortunatamente dei clienti sono intervenuti, altrimenti non so quanto sarei rimasto là sotto a prendere botte. E chissà come ne sarei uscito». Gian Maria Massone ha 57 anni e - dall’estate 2018 al febbraio 2019 - ha anche collaborato con la prima squadra del Livorno Calcio. Nella sera di venerdì scorso stava facendo animazione alla pizzeria La Gastronomia, in via di Montenero, di proprietà dell’amico Fabrizio Fiorini. «Ogni settimana - racconta Massone - facciamo un appuntamento particolare per cena, dove cerchiamo di coinvolgere le persone. Un modo per aiutare Fabrizio Fiorini, titolare e mio grande amico, a rialzare la testa dopo la chiusura forzata a causa del virus». E anche venerdì scorso, Gian Maria era a “La Gastronomia”, insieme a un collega cantante. «Stavamo facendo il nostro lavoro - prosegue - quando un tavolo di sette ragazzini ha cominciato a comportarsi in modo scorretto nei nostri confronti. Ci hanno dato fastidio più di una volta». Stando a quanto racconta Gian Maria Massone, i giovanissimi clienti della pizzeria hanno prima importunato il cantante - «Gli toglievano il cappello, cercavano di strappargli via il microfono, gli tiravano il pane», dice - poi, all’invito di Massone di smetterla, hanno dato in escandescenze. «Ho chiesto ai ragazzi di finirla, ho detto loro che avevano superato il limite. E come risposta ho ricevuto una spinta che mi ha fato cadere a terra sbattendo la testa», ricorda il 57enne. Poi il buio. E la furia del branco su di lui.
«A terra con me è finito anche uno dei ragazzi, il tempo di togliermelo di dosso che hanno iniziato a piovermi colpi addosso dagli amici che erano al suo stesso tavolo. Ho cercato di pararmi, ma è stata una scarica di calci e pugni». Gian Maria Massone riesce ad alzarsi a fatica. Ma non è finita.
«Ho visto un bicchiere volare verso il mio volto. È stato un colpo fortissimo. Uno dei ragazzi me lo ha lanciato addosso da pochi metri. Ho iniziato a perdere tanto sangue». Dopo l’aggressione subita, Massone ha provato a rincorrere i giovani che lo avevano picchiato, nonostante le tante ferite sul volto.
«Sono scappati sui motorini - dice - e non siamo riusciti a identificarli». Massone, quindi, è stato trasportato al pronto soccorso da un’ambulanza. All’ospedale gli sono stati diagnosticati 22 giorni di prognosi. Sul posto sono intervenute anche le forze dell’ordine.
«Sono deluso, ci sono rimasto veramente male. Io e il mio collega che cantava stavamo solo lavorando, con l’intenzione di far stare bene la gente. Mai e poi mai mi sarei aspettato che sarei venuto via con l’ambulanza. È stata una cosa assurda». Superato lo spavento, Gian Maria Massone si è dato da fare per agire legalmente contro i suoi aggressori, rivolgendosi all’avvocato Alessandra Natale. «Farò una denuncia contro ignoti. Anche se io so bene chi sono i giovani che mi hanno picchiato. Almeno - spiega - so chi è stato a tirarmi un bicchiere in faccia costringendomi ad andare all’ospedale. Erano tutti ragazzi di Livorno, conosciuti in giro e figli di famiglie nate e cresciute in città. La furia con cui si sono scagliati contro di me - conclude Massone - è qualcosa di inspiegabile. Ho visto la cattiveria nei loro occhi, l’accanimento. Se alcune persone non si fossero alzate dai tavoli vicini per aiutarmi, ho paura che sarebbe andata a finire molto peggio. Non avevano alcuna intenzione di fermarsi. In sette contro uno. È stata un’esperienza terribile, che non auguro a nessuno». —
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