Il Tirreno

Livorno

Una pagina di giornale che è la nostra guida quotidiana

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Affissa in bella vista all'ingresso della storica sede del Tirreno, in viale Alfieri, c’è una maxiriproduzione della prima pagina dell’edizione straordinaria del giornale che annunciava la nascita della Repubblica Italiana. A metterla lì, visibile a tutti coloro che dopo aver salito gli scalini semicircolari e aperto il portone a vetri fanno ingresso nel palazzo, è stato un anno fa il direttore Fabrizio Brancoli che ha dato così una tangibile testimonianza dei valori del nostro giornale, del nostro popolo e del nostro Paese: Democrazia, Libertà, Solidarietà, Lavoro. E noi, ogni giorno, quando entriamo nel giornale per andare a lavorare in redazione vediamo questa pagina - talvolta un semplice sguardo, altre volte soffermandoci - che non è solo un ricordo storico ma è anche e soprattutto la stella polare che ci indica la strada che dobbiamo seguire. È la nostra guida. Ci dice che è grazie all’impegno e al voto di quei milioni di italiani che ci hanno preceduti - i nostri nonni, nonne, bisnonni e bisnonne - se oggi possiamo svolgere questa professione, se possiamo scrivere liberamente ciò che vogliamo, se possiamo criticare chi ci governa ai vari livelli, se possiamo esprimere qualsiasi nostra opinione.

Siamo giornalisti liberi grazie alla Repubblica nata 74 anni fa e che sarà pure imperfetta e piena di contraddizione (anzi lo è di sicuro) ma, come disse il presidente Sandro Pertini, «è meglio della migliore di tutte le dittature». E quella riproduzione dell’edizione straordinaria del Tirreno è lì per ricordarlo tutti i giorni.

E se quel 2 giugno ha cambiato la storia del nostro Paese, quello celebrato ieri ha comunque un significato del tutto particolare e forse ancora più profondo dei precedenti festeggiamenti. Nel 1946 l’Italia era appena uscita da una tragica guerra, in questo 2020 stiamo uscendo da qualcosa che non avremmo mai immaginato di affrontare: una pandemia provocata da un virus sconosciuto. Fu una rinascita per l’Italia 74 anni fa e dovrà esserlo anche oggi per ritornare a una nuova normalità. Ce lo dicono anche le parole usate dai sindaci dei nostri territori durante le cerimonie “senza assembramento”: casa, speranza, coesione, cuore, resistere e futuro. Tutte stanno a significare la necessità di un impegno comune per non perdere, dopo il dolore, la grande occasione di rinnovarci. —

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