Il Tirreno

Livorno

l'editoriale

La speranza è una cosa bianca

di Fabrizio Brancoli
La speranza è una cosa bianca

Piazza dei Miracoli: un migliaio di persone vestite di bianco, sul prato dei monumenti candidi, per una sorta di cerimonia inaugurale della fiducia. Distanziate, preoccupate ma piene di aspettative

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Entro nella piazza dei Miracoli poco dopo le sette, ingenuo ed eccitato. Come ogni volta, come un bimbo. Incontro tanta luce: il sole che si alza, il marmo che splende. Primo impatto: odore di erba tagliata, macchine del caffè al lavoro, passi solitari. Non siamo più di dieci, nella piazza più bella del mondo; è strano. Ci sono due silenzi che si incrociano e si corteggiano: il primo è per l’orario, il secondo è per la situazione.

Ricominciamo a intercettare il genio e l’arte. Alle 10 la Torre riaprirà e alla fine la visiteranno in venti. Cioè pochissimi. Ma a me pare un gran numero; sono venti in più rispetto a zero, venti padri fondatori.

«Mi fai una foto, please?». Il mio nuovo amico ha una mascherina celeste, una specializzazione in chimica e un nome lunghissimo. Si chiama Iman Mohammadidehcheshmeh e gli chiedo di conversare. Viene dall’Iran, è un ricercatore qualificato venuto per stare all’Università di Pisa, «che è eccezionale». Il virus lo trattiene in Italia. Mi parla di polimeri, di spray portentosi da distribuire sulle facciate di edifici screpolati, per proteggerli. Camminiamo nel campo dei miracoli e Iman ha questo miracolo in mente: ci lavora da anni. Poi mi mostra le foto di quando è andato a trovare la sorella e la madre, nella cittadella di Karim Khan, tra mura magnifiche e moschee azzurre. A me resta impresso un gesto: tra Torre e Duomo, sorride e allarga le braccia, come se potesse volare. È felice e stregato.

Nel pomeriggio ci saranno un migliaio di persone vestite di bianco, sul prato dei monumenti candidi, per una sorta di cerimonia inaugurale della fiducia. Distanziate, preoccupate, piene di aspettative. Per un giorno hanno scelto quel colore, diverso dall’arancione delle proteste assembrate che percorrono l’Italia.

Così penso che la bellezza sia un’alba che può connettere deserti e prati, castelli iraniani e stile romanico pisano. C’è una certa purezza, qui, ora. Vediamo di non rovinarla. La speranza è una cosa bianca.

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