«Ma quel che era bloccato era il mercato straniero»
livorno
«Appartenendo alla filiera alimentare la mia azienda non è stata bloccata dal lockdown ma è un prodotto d’avanguardia agli inizi della commercializzazione che punta al mercato americano: è quello che è rimasto fermo». Parola di Dario Nadimi, piccolo imprenditore livornese in zona Picchianti con la Rohan che, proprio nel momento in cui è piombato il virus, stava facendo decollare uno spray da tavola che si basa su una nuova idea della salatura dei cibi a base di foglie d’olivo e sali di Halite, «assai più salutare del comune sale da cucina».
«Non potevo io andare negli Usa a presentare il prodotto, – dice l’imprenditore – oltretutto la forza del “made in Italy” agli inizi della pandemia era un boomerang perché eravamo noi il Paese più contagiato. Risultato: non potevo far altro che restare in azienda a sviluppare ulteriormente il prodotto e a prepararmi alla ripartenza. Del resto, di fronte a un uragano come questo una piccola azienda come la mia si difende in due modi: o tira i remi in barca e chiude o lavora sodo per farsi trovare pronta a ripartire appena possibile».
Nadimi ricorda che «lo stop ai ristoranti si è tradotto in un duro colpo anche per aziende che turistiche non sono: parlo di chi rifornisce il canale hotel-ristorazione». Al di là del fatto che «la mia azienda distribuisce tramite importatori», c’è da mettere nel conto – sottolinea – anche una catena di guai: «tutte le difficoltà di farsi saldare le fatture da parte di chi è finito in difficoltà». —
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