I 130 anni di trionfi di “Cavalleria” capolavoro creato su cartoline postali
L’incredibile storia dell’opera composta da Mascagni sulla base dei tanti messaggi che gli inviarono Targioni Tozzetti e Menasci
l’anniversario
Il 17 maggio del 1890 il teatro Costanzi a Roma ospitava la prima rappresentazione di “Cavalleria rusticana” del compositore livornese Pietro Mascagni. A ricordare l’anniversario è Fulvio Venturi, apprezzato musicologo livornese.
fulvio venturi
Ricorre oggi il centotrentesimo anniversario di “Cavalleria rusticana”, l’opera sempre verde di Pietro Mascagni, croce e delizia del suo autore. Delizia: perché fu l’opera che gli dette popolarità, fama, ricchezza. Croce: perché qualunque altra opera abbia composto in seguito Mascagni si è trovato davanti questo termine di paragone, sempre con l’accusa ingiustificata di non aver composto un’altra “Cavalleria”.
È inutile ricordare in questa sede che di opere interessanti e spesso belle Mascagni ne ha composte molte altre, a partire dall’Amico Fritz e “Guglielmo Ratcliff”, per finire con “Iris”, “Le Maschere”, “Isabeau” e “Parisina” dove l’impegno compositivo e la capacità intuiva sono notevolissimi, ma “Cavalleria rusticana” è quella che è: un’opera fresca, intensa, di straordinario coinvolgimento emotivo, d’invenzione continua e per questo è amata.
Anche se la materia sarebbe vastissima, vediamo come Mascagni giunse a comporre questo suo capolavoro, con alcuni aspetti senza dubbio pittoreschi e divertenti.
Il “talent” firmato Sonzogno
Nell’autunno 1888, appresa la notizia del Concorso Sonzogno per un’opera in un atto, Pietro Mascagni, che si trovava a Cerignola in veste di direttore della filarmonica locale, si rivolse ad un amico livornese, il poeta Giovanni Targioni Tozzetti, per averne il libretto. Il musicista pensò in un primo momento di comporre un’opera dal titolo “Serafina”, tratta dal racconto “Marito e sacerdote” di Nicola Misasi.
Giovanni Targioni Tozzetti suggerì invece la riduzione della novella Cavalleria rusticana di Giovanni Verga che nella sua versione teatrale aveva visto recitare all’Arena Labronica dalla compagnia di Cesare Rossi. Mascagni accettò con entusiasmo. Targioni Tozzetti si mise a lavoro coinvolgendo un altro personaggio livornese, Guido Menasci, poeta di vaglia forse superiore e insegnante di francese presso il ginnasio.
Composto a suon di cartoline
Pittoresco il modo con il quale Mascagni entrò in possesso del testo da musicare, a lui inviato da Targioni Tozzetti e Menasci su cartoline postali, per stati di avanzamento del lavoro. L’opera fu terminata nel maggio 1889 e posta al vaglio della giuria fu dichiarata finalista del concorso nel marzo successivo, insieme con altre due opere, “Rudello” di Vincenzo Ferroni e “Labilia” di Nicola Spinelli.
Due mesi più tardi le tre opere andarono in scena al Teatro Costanzi di Roma nell’ordine seguente: 8 maggio 1890, “Labilia”; 17 maggio, “Cavalleria rusticana”; 28 maggio, “Rudello”.
Le opere di Ferroni e Spinelli ricevettero un’accoglienza assai tiepida, mentre Cavalleria rusticana ebbe l’esito trionfale che sappiamo e risultò vincitrice del primo premio.
Ne furono interpreti principali due grandi cantanti, Gemma Bellincioni e Roberto Stagno, ed un celebre direttore d’orchestra, il maestro Leopoldo Mugnone. Nell’agosto 1890 l’opera fu poi rappresentata al Teatro Goldoni di Livorno, città natale di Pietro Mascagni, dagli stessi interpreti.
Fu come un secondo debutto e da quella data, nel volgere di breve tempo, Cavalleria compì il “giro” delle grandi capitali europee giungendo a Berlino, Londra, Parigi, Vienna per traversare l’oceano ed andare in scena a Philadelphia, New York e Buenos Aires. Per una cavalcata trionfale che dura tutt’oggi.
la storia di turiddu e santuzza
Il “plot” è semplicissimo: Turiddu, giovane siciliano, torna al paese natale dopo aver prestato il servizio militare e trova che Lola, la ragazza della quale era innamorato, ha sposato Alfio, un agiato carrettiere. Si consola con Santuzza, ma nello stesso tempo diventa l’amante di Lola. Santuzza scopre di essere tradita e disperata confida ciò che sta accadendo alla madre di Turiddu, Lucia.
Nel giorno di Pasqua, dopo aver affrontato inutilmente l’amato, al colmo di mille sensazioni emotive, Santuzza confessa tutto anche ad Alfio, che sfida Turiddu a duello e lo uccide.
Per quanto Cavalleria rusticana sia opera di getto, senza cadute di tensione, e dunque da considerare nella sua interezza, i momenti topici della sua partitura possono essere indicati nel vibrante preludio, caratterizzato dalla “siciliana” (“O Lola c’hai di latti la cammisa”) cantata da Turiddu a sipario chiuso, nell’intenso “racconto” di Santuzza a Mamma Lucia (“Voi lo sapete, o mamma”), durante il quale la ragazza espone in pratica l’antefatto della vicenda, la preghiera pasquale (“Inneggiamo il Signor non è morto”), lo straordinario duetto tra Santuzza e Turiddu (“Tu qui, Santuzza!”), concluso dal grido disperato “A te la mala Pasqua, spergiuro…”, l’assolato ed intenso intermezzo orchestrale, lo spumeggiante “brindisi”, il commiato di Turiddu “Mamma… mamma… quel vino è generoso” ed il travolgente, tragico finale con l’agghiacciante esclamazione “Hanno ammazzato compare Turiddu!”.
Interpreti rimasti nella storia
Rimane solo il tempo per ricordare alcuni interpreti storici di questa opera che in altre epoche abbiamo visto anche sui palcoscenici della nostra città e questi sono Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Aureliano Pertile, Eugenia Burzio, Lina Bruna Rasa, Carlo Bergonzi, Irina Arkhipova, Mario del Monaco, Maria Caniglia e il nostro amatissimo Galliano Masini, splendida voce livornese, con l’augurio che il nascituro Festival Mascagni sappia riportare la musica di questo grande compositore al posto che ad essa compete. —
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