Il Tirreno

Livorno

le strategie 

«Più costi e incassi ridotti»

D.L.

Spese maggiori per assicurare con attrezzature e personale la sicurezza dei bagnanti Le cene? Un’incognita, i pranzi forse sotto l’ombrellone

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La stagione balneare segnata dal coronavirus porta con sé un’ondata di prescrizioni che incideranno anche sui costi di gestione dei concessionari ancora difficili da quantizzare. Di certo, i balneari dovranno disporre di una scorta di mascherine, affiggere una cartellonistica che riporti tutte le prescrizioni, predisporre igienizzanti e provvedere ad una costante sanificazione di aree comuni come bagni e docce. I balneari però, malgrado tutto, non vogliono aumentare i prezzi. Andare al mare, quindi, costerà come prima.

«Noi vorremmo fare in modo di accogliere tutti i clienti con misure sostenibili per garantire la salute di tutti – afferma Fabrizio Fontani presidente di Conflitorale e responsabile Sib Pisa – e può darsi che per garantire questo occorra anche più personale soprattutto per le pulizie e per la sanificazione, e quindi anche più spese». Di riduzione di personale quindi non se ne parla malgrado una probabile riduzione degli incassi rispetto alle stagioni precedenti, non solo per il numero minore di ombrelloni a causa della maggiore distanza a cui devono essere messi, ma anche perché non è possibile prevedere quale sarà l’affluenza.

Anche i ristoranti degli stabilimenti restano un’incognita. Per il momento le gestioni hanno confermato, ma come si andrà al ristorante? Il buffet non è più consentito. Come sarà quest’anno l’intrattenimento serale sui bagni dato che non sarà possibile nessun evento di quelli che in genere si accompagnavano alle cene? «Dovremo inventarci cose nuove – commenta Fontani –. Per pranzare potremmo ipotizzare il servizio agli ombrelloni, oppure gestire l’ora del pranzo con le prenotazioni del tavolo scegliendo già il menù dal mattino che poi i clienti troverebbero già sul tavolo all’orario della prenotazione. Per l’intrattenimento potremmo pensare a delle cuffie wifi per ascoltare musica o affittare tablet per vedere un concerto o un film». Insomma, tutto andrà visto in divenire.

Ai balneari, però, non va giù anche la questione che secondo le linee giuda dell’Inail sarebbero loro responsabili dei comportamenti in battigia dei bagnanti e persino della vigilanza del distanziamento sociale dei bambini. Una situazione complicata che investe un numero elevato di aziende che rischiano di avere una perdita di fatturato importante secondo il direttore di Confcommercio, Federico Pieragnoli. «Parliamo di oltre 7mila imprese in tutta Italia che rischiano una perdita di fatturato tra il 60% e il 70%, vere e proprie eccellenze dell'accoglienza turistica, con la Toscana seconda in Italia dopo la Liguria forte di 900 attività balneari distribuite lungo 397 chilometri di costa, un patrimonio enorme, che ad oggi rischia di non iniziare la stagione», sostiene il direttore. —

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