Meteo
Ardenza in lutto: Sergio Luchi si è spento a 88 anni
Livorno: ex funzionario Eni a giro per il mondo, aveva donato alla Svs un'ambulanza per ricordare la moglie scomparsa
LIVORNO. Si è spento all’età di 88 anni Sergio Luchi. Era nato a Livorno il giorno di Capodanno del ’32 e a Livorno era tornato a vivere dopo aver fatto la valigia alla fine del liceo per andare a cercar fortuna prima a Roma e poi in varie zone del pianeta come funzionario Eni fino a concludere la carriera, sempre nella galassia della chimica statale, alla Sclavo senese.
Era cresciuto nei quartieri popolari di Livorno – raccontano gli amici – e il suo legame con la città era rimasto forte: alla fine della stagione lavorativa era tornato a vivere qui rimettendo radici nella zona di Ardenza insieme alla moglie Lucilla Filipuzzi, scomparsa alla fine di marzo dello scorso anno. Reagisce con un grande gesto di solidarietà: dedica a lui l’ambulanza attrezzata per le emergenze che dona alla Svs di Ardenza, lo fa chiedendo di rimanere anonimo e evitando di presenziare anche alla cerimonia di presentazione davanti alle scuole elementari Carducci. «Aveva ereditato dal nonno lo spirito anarchico e battagliero che custodiva in un carattere aperto e generoso ma allo stesso tempo aspro e frizzante che la vita non gli aveva cambiato», dicono le famiglie del condominio di via Bat Yam dove abitava. Gli amici raccontano che era rimasto segnato dai bombardamenti su Livorno: nei suoi racconti tornava spesso quello devastante del 28 maggio ’43, che aveva centrato in pieno un rifugio sui Fossi («ci raccontava che molti corpi erano ridotti a brandelli e in non pochi casi i resti vennero successivamente murati là sotto»).
Ma anche di fronte a un evento tragico come la guerra – spiegano – la forza del suo carattere gli permetteva di reagire: ecco che proprio durante il conflitto impara varie lingue che gli saranno utili nella sua vita professionale. Invece «la sua curiosità e amore per l’avventura sono alla base della scelta di partire giovane alla volta del Sud America, solo biglietto d’andata su un mercantile e pochi spiccioli in tasca», dice l’amico Pier Luigi Barsotti. «Sergio si è nutrito di cultura,valori e soprattutto umanità. Anche in questi tempi difficili di coronavirus – aggiunge - si tormentava dicendo che non era la crescita economica che il mondo doveva ricercare bensì una rinascita di valori, di coraggio e intraprendenza. Questa è la lezione che ci ha lasciato: nonostante le difficoltà dei tempi che ci aspettano, ci saranno sempre opportunità da cogliere per ricostruire noi stessi, le nostre città e l’Italia».
Nei suoi ultimi giorni, sulla terrazza dell’amico Fernando, era occupanto nel piacevole rito della lettura del giornale: si era imbattuto nei primi versi di una poesia del Leopardi che lo aveva profondamente commosso fin dai tempi della scuola. «L’aveva conservata ed è con questa – dicono i condomini ardenzini – che scegliamo di salutarlo: “Silvia, rimembri ancora / Quel tempo della tua vita mortale, / Quando beltà splendea / Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, / E tu, lieta e pensosa, il limitare / Di gioventù salivi?”» Stamani alle 10 l’ultimo viaggio ma senza un vero e proprio funerale: rispettando le volontà del defunto che non voleva riti funebri, avverrà semplicemente il passaggio dalla camera mortuaria alla cremazione, successivamente come ha chiesto lui le sue ceneri saranno disperse nello stesso luogo dove pochi mesi fa lo erano state quelle di sua moglie.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
