Il Tirreno

Livorno

Un tocco di colore contro la paura: Dorina al Mercato centrale cuce e regala mascherine fantasia

Cristiana Grasso
Un tocco di colore contro la paura: Dorina al Mercato centrale cuce e regala mascherine fantasia

La sartoria è ferma per il decreto e funziona solo la lavanderia. Così la titolare ha pensato di mettere il suo tempo e il suo mestiere a disposizione degli altri

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LIVORNO. Il colore contro la trasparenza della paura, tessuti fiorati e a quadretti, zebrati e amaranto, rosa chicco e a fumetti. Per sdrammatizzare lo scenario apocalittico che le mascherine protettive, improvvisamente diventate parte della nostra vita e del nostro outfit, contribuiscono a creare. Lo ha pensato anche Dorina Skuqi, 40 anni, due figli adolescenti, il mestiere (quello di sarta) nel dna visto che lo ha imparato da mamma Suzana che ora lavora insieme a lei. Dorina è titolare della lavanderia-sartoria dentro il mercato centrale da circa 20 anni, lei e la madre fanno parte un po’ della storia più recente delle Vettovaglie. Con l’emergenza covid la lavanderia è rimasta aperta, la sartoria no. «E siccome noi non riusciamo a stare senza far niente abbiamo pensato di realizzare queste coprimascherine da regalare ai clienti, con tessuti avanzati, o che ci portano i clienti stessi, o che ci vengono donati...». Dorina insiste a chiamare le sue creazioni “copri-mascherine” perché non hanno certificazione, ma di fatto sono uguali a quelle “fantasia” vendute anche a caro prezzo ormai ovunque come veri e propri dispositivi di sicurezza e in più le sue hanno una tasca interna dove inserire eventualmente garze, tessuto non tessuto e tutti i materiali con cui vengono realizzate le mascherine classiche. Sono in cotone, lavabili, e ovviamente vanno a ruba. «Ce ne chiedono anche per bambini, noi diciamo che non serve per i più piccoli ma alla fine ci divertiamo anche a farle».

Dorina e mamma Suzana vengono dall’Albania, ma ormai son quasi 30 anni che sono in Italia, Livorno è la loro seconda patria, «ci troviamo bene, la gente è spontanea, il nostro lavoro ci piace». Per i livornesi tagliano, cuciono e rimodellano abiti da sposa e vecchie pellicce, vestiti da sera e grembiuli di scuola, interi guardaroba passano dal loro laboratorio e anche come lavanderia servono un po’ per tutti i quartieri, anche quelli più lontani dal centro.

«Certo questa crisi causata dalla chiusura per l’emergenza coronavirus colpisce anche noi, ma per fortuna la lavanderia è operativa... Però vedo che c’è tanta gente che ha problemi a comprare da mangiare, figuriamoi se può comprare mascherine un po’ sfiziose- dice Dorina - . E allora ho pensato che potesse far piacere avere questo piccolo regalo, è lavabile, il cotone è fresco, noi siamo felici di dare un po’ di aiuto e anche allegria alle persone che magari la indossano con piacere questa mascherina e si distraggono, pensano non solo alla paura di ammalarsi o ai problemi economici ma anche a apparire carine, come se indossassero un foulard o un oggetto di bigiotteria... Non è la stessa cosa, lo so, ma almeno proviamoci a vedere le cos econ positività».

Il messaggio di Dorina è arrivato perché ormai sono decine le persone che si presentano a chiedere una delle sue creazioni, ma anche solo per donare della stoffa. Quando la sartoria riaprirà lei e Suzanna non potranno più continuare in questa operazione “sorriso” ma per ora ci danno sotto. E mentre in molti, aziende e privati, si sono messi a crearle e a venderle (ogni giorno ne spuntano di nuove, e i prezzi non sono proprio per le tasche di tutti, da 5 euto a 15 ma si possono superare anche i 50 euro) loro non ci pensano nemmeno. «I soldi la gente non li ha per il pane, figuriamoci se ci facciamo pagare. Qualcuno ci lascia il caffè pagato al bar ma noi davvero lo facciamo volentieri, ci i fa anche affrontare meglio questo brutto periodo».
 

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