Addio caro Romario dal cuore d’oro: davi le tue mance a chi aveva fame
La commovente lettera di Marco, un amico dell’operaio morto sul lavoro a trent’anni sulla via di Montenero, schiacciato da un camion
LIVORNO. Chi era Romario? Un bimbo di Livorno, nato solo per caso in Albania. 30 anni, compiuti da due mesi, una figlia di sei mesi, per la quale era impazzito di gioia: Romario, come il noto calciatore brasiliano della fine degli anni ’80, era genio e amore per la libertà di poter andare in giro per il mondo. Aveva appena compiuto 15 anni quando, non adorando frequentare i banchi scolastici, aveva scelto di iniziare a lavorare.
Un giovane cameriere, bello e sfrontato, che rinunciava alle “mance” per offrire il pasto ad una persona che non aveva i soldi per pagare la cena. E poi i viaggi, una sera di tanti anni fa, lo vidi alla Rotonda, la mattina mi mandò un messaggio che era alle Canarie. Partito nella notte, con il bagaglio di uno spazzolino da denti, la mattina era a Playa das Americanas. Tanti piccoli grandi episodi, che mi rigano il volto di lacrime, mi legano indissolubilmente a "Mario".
L’ultimo riguarda l'anno scorso, quando la moglie di Romario, Ilda, prima di rimanere incinta venne ad assistere il mio babbo nei suoi ultimi mesi di vita. Romario, soprattutto il sabato, veniva ad accompagnare Ilda ed, immancabilmente, si fermava a scherzare con Mildo, come se si conoscessero da 20 anni, mentre si erano conosciuti da poco minuti.
Ciao Romario, sono vicino a tutta la tua famiglia, a cominciare dalla tua mamma, Fatmira. Il rammarico più grande è che tua figlia, che ha il tuo stesso sguardo ed il tuo sorriso, potrà conoscerti solo nei ricordi di chi ti ha voluto bene ed ha avuto la fortuna di incontrarti in questa vita, a volte così crudele e meschina. —
* Un amico dell’operaio morto in via di Montenero, Romario Spaneshi
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