Il presidio
La Camera di commercio: «Le piccole imprese rischiano il collasso»
Livorno, il grido di allarme: «Gli imprenditori hanno bisogno di liquidità e di meno burocrazia»
LIVORNO. Il deterioramento della liquidità aziendale, cui fa riscontro l’esigenza di accesso al credito e l’incremento di liquidità, e la cassa integrazione in deroga sono le maggiori criticità che emergono dal questionario online compilato dalla imprese della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno.
L’ente, in questo periodo di profonda crisi conseguente alla pandemia di coronavirus, ha voluto infatti misurare il polso alle imprese. Lo ha fatto con due successive indagini, l’ultima delle quali è stata resa nota alla giunta camerale nella riunione via web che si è svolta giovedì.
Un questionario da compilare online, rivolto anche a coloro che già avevano partecipato al primo: lo scopo è quello di rilevare quali bisogni segnalano le imprese e quali sono le principali criticità.
Sono state 213 le risposte che sono affluite dal 30 marzo al 14 aprile, proprio nel momento più drammatico della cosiddetta “Fase 1”. Un periodo brevissimo in senso assoluto, ma molto lungo in tempi di pandemia. Il 75% di chi ha risposto ha un’impresa che occupa da zero a cinque addetti, si parla quindi di piccole imprese, quelle che soffrono di più.
La maggiore criticità segnalata è legata al deterioramento della liquidità aziendale, cui fa riscontro l’esigenza di accesso al credito e l’incremento di liquidità e cassa integrazione in deroga.
«Quello che emerge è un vero e proprio grido di allarme delle imprese, a quasi due mesi dall’inizio della pandemia», spiega Riccardo Breda, presidente dell’ente camerale, ma anche a capo dell’Unione regionale delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, e vicepresidente nazionale.
«Il problema della mancanza di liquidità, rispetto ai tanti interventi annunciati - prosegue Breda - non ha avuto le risposte attese: la difficoltà di accedere al credito è rimasta tale e quale. Questo dato emerge anche da analoghe indagini svolte da altre Camere di commercio sulle loro imprese».
Ma allora, quali sono le strategie da adottare per dare ossigeno alle imprese?
«Semplificare e cioè sburocratizzare il percorso di accesso al credito - dice Breda - sia per i prestiti fino a 25mila euro che per quelli più alti. Occorre concretezza, non proclami. Se tutte le imprese in modo compatto lamentano un’esigenza, allora qualcosa di sbagliato deve esserci».
Breda aggiunge: «Preoccupa anche il percorso della cassa integrazione per i dipendenti, che fa seguito al calo drammatico di fatturato delle imprese, sia per la forzata inattività che in conseguenza di un indotto che è stato costretto a rallentare la produttività. Bisogna risolvere ora i problemi e cercare di creare i presupposti più adeguati sia per le imprese che per i lavoratori, per affrontare la cosiddetta “Fase 2”, che ci preoccupa. Noi come Camera di commercio e come rappresentanti del mondo imprenditoriale abbiamo il polso della situazione - conclude Breda - misuriamo la febbre delle attività economiche e sappiamo che i dati che emergono dalle nostre indagini sono drammaticamente reali».
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